reiki secondo livello

Reiki di 2° grado come usare i simboli

 

Mentre nel primo grado viene insegnata la base del Reiki, con l'apertura del proprio cuore e l'auto trattamento, oltre che lo scambio energetico, nel secondo livello viene effettuata quella che può essere definita una vera e propria iniziazione energetica, nella quale, un master Reiki, apre l'aura del partecipante e vi “incide” i simboli che poi andrà ad usare praticamente, questo per permettere un migliore afflusso energetico rispetto a quando il praticante non si interessava di certi argomenti.

Infatti, il sistema energetico di chi pratica Reiki, deve acquisire la capacità di aprirsi e lasciar passare più energia psichica e nervosa rispetto al normale – se ciò non succedesse, il praticante andrebbe incontro a esaurimento – che, comunque, avrà bisogno di circa sei mesi per trovare l'equilibrio richiesto. Insieme ai tre segni base del Reiki, vengono usati anche il simbolo del Raku e il Dai-Ko-Myo ( che non verranno trattati in questa sede poiché hanno significato solo se usati da persone veramente preparate e ferrate in materia: mi sono trovato spesso a spiegare a praticanti (spesso Reiki master) che questa tipologia di trattamento, rispecchia molto i trattamenti effettuati tramite riti occultistici, perciò non dovrebbero snobbare troppo chi pratica magia.

A volte succede che, chi si interessa di certi argomenti collegati al Reiki ma non ha la conoscenza adeguata, si permetta di dire o fare certe cose a terzi, asserendo che la “Divina Bontà” o simili amenità, proteggeranno chi riceve il trattamento da ogni errore – e questo è vero ma solo in parte – ma le cose non vanno sempre così, visto che ho conosciuto molte persone che erano state spinte a ricevere la terza iniziazione più le altre sessioni Reiki nell'arco di pochi giorni o comunque al massimo un mese, e si sono ritrovate letteralmente “folgorate” cerebralmente.
Questi “poveretti”, o come preferisco chiamarli "Reiki incidentati",  si sono fidati di chi li spingeva più a spendere soldi che a ascendere la scala della conoscenza, quindi pensateci: chi vi dovesse fare fretta nel prendere parte alle iniziazioni Reiki, evitatelo come la peste, perché è più interessato al proprio conto in banca; anche lo stesso fatto che le “iniziazioni” vengano fatte pagare uno sproposito, senza seguire adeguatamente le persone – prima, durante e dopo – è un segno di scarsa professionalità. Personalmente non sono stato mai iniziato da nessuno, per lo meno in carne ed ossa, ma ho sempre usato tutte le tecniche di cui avevo bisogno, ma io ho studiato esoterismo ed occultismo seriamente, non in corsi della domenica!

Inoltre non organizzo seminari per nessuno nè insegno Reiki ad altri quindi ciò che dico è solo per avvisare chi legge non per trarne profitto, ma torniamo all'argomento: il master, una volta fatto sedere il soggetto da iniziare, gli dice di centrarsi nel cuore, tenere le mani poggiate sulle ginocchia con le palme in alto e comincia ad aprirgli l'aura sopra la testa, “incidendo” i simboli primari più qualcun altro che non sto a spiegare perché di solito non servono nei trattamenti ma solo nelle iniziazioni, intimando al praticante di nominare i simboli tre volte ognuno per attivarne l'energia. Viene ripetuta la sequenza anche alle mani: finita la cosa, e sarà il master a capire quando, richiude l'aura della persona, e la collega all'energia del cosmo. Detto così sembrano cose semplici ma non lo sono, infatti, la concentrazione richiesta è notevole, e non si capisce come certi pseudo “master Reiki” possano iniziare letteralmente centinaia di persone in una giornata!

Nell'uso pratico dei simboli ( andate a scaricarli al link Simboli Reiki) di solito si agisce come segue: presa una persona che necessità di aiuto, la si può fare sedere o sdraiare, a seconda dei gusti o delle necessità, per poi dirle di chiudere gli occhi e rilassarsi.
A questo punto il praticante, “disegna” il simbolo Cho-Ku-Rei sulla parte da trattare, ripetendo il nome del simbolo tre volte – o più a seconda di cosa sente – proiettando energia dalle mani, questo serve a far affluire più energia sul paziente.
Incide poi il Sei-He-Ki per guarire la parte emozionale e ripete il nome tre o più volte come prima: arrivati a questo punto si dovrebbe usare il simbolo Hon-Sha-Ze-Sho-Nen, ma ho notato – e non sono l'unico – che non sempre è necessario, specie le prime sedute, comunque si può usare anche lui sempre cantando mentalmente il nome come  un mantra.

Si riproietta e incide il primo simbolo, quindi se si sente che per il momento si può smettere, si chiude l'aura del paziente e , dopo aver ringraziato le energie superiori, si può “tagliare” il collegamento con l'altra persona. Parlo di tagliare il collegamento perché, almeno per quanto riguarda i principianti, spesso ho trovato che tendono ad essere letteralmente “vampirizzati” da chi hanno voluto aiutare, proprio per il fatto che non hanno staccato quel cordone energetico creato dal trattamento. Per fare questo basta visualizzare un cordone di luce che partendo da noi arriva all'area trattata e con la mano fare il gesto di tagliarla, mentre si pensa “volontariamente stacco il mio contatto con questa persona, a livello energetico”.

Questo è, in maniera molto ristretta, l'uso che si fa dei simboli nel secondo grado di Reiki, ma tenete presente che, senza la guida di una persona seria e preparata e solo lo spirito può certificarne la validità, non i pezzi di carta, non si può accedere appropriatamente alla pratica sana di questa materia, così come di qualsiasi altro argomento.
Scegliete bene chi vi deve insegnare.