La pratica dello YOGA

La pratica dello YOGA 

Il termine Yoga deriva dalla radice indoeuropea yuj= soggiogare, unire, e include sia le tecniche per domare e pacificare la sfera psicofisica, sia il fine da perseguire, ovvero l'unificazione degli sforzi per trascendere i limiti umani e giungere all'unione.

Tale unione viene interpretata dallo Yogadarshana, il cosidetto “yoga classico” quale identificazione con lo spirito, mentre il mondo devozionale la vive come incontro con Dio; lo Hatha Yoga (link) e il tantrismo la realizzano nell'amplesso del Dio e della Dea, di Shiva e Shakti (link).
Prescindendo dai reperti archeologici trovati nella vasta area della civiltà della Valle dell'Indo, in piena fioritura nel secondo millennio a.C., che sembrano collegarsi all'ambito delle pratiche yoga, i riferimenti più antichi a tale sistema risultano sparsi in varie Upanishad, testi di speculazione metafisica ascritti al VI a.C.

Qui compaiono le prime modalità psicologiche concernenti la liberazione, quali il dominio del prana, il soffio vitale, la ritrazione dei sensi dagli oggetti esterni, la concentrazione e la meditazione che favoriscono l'insorgere nello yogin di facoltà soprannaturali: nelle Upanishad devozionali si fa riferimento soprattutto alla grazia salvifica della Divinità, che sostiene e aiuta l'asceta nella sua emancipazione spirituale, in un anticipazione dello yoga devozionale che tanto seguito avrà negli ambienti più religiosi e che sottende il percorso tradizionale del Kriya Yoga.

In poche parole, lo Yoga, è una miscellanea di tecniche meditative passive ed attive, atte al raggiungimento di uno stato mentale e spirituale elevato ,rispetto la normalità, per cercare di raggiungere la pace interiore tanto necessaria, in special modo ai giorni nostri: queste pratiche si riflettono, senza dubbio anche sul lato della salute personale, sia psicologica che fisica, quindi diventa una attività gradevole e rinfrescante per la persona.