2012 Il popolo Maya e le profezie

2012 I maya e le profezie

 

 

 

 

 

 

La storia dei Maya ha inizio intorno al 1500 a.C. nell'area meridionale del Messico (attuali stati federali del Chiapas, del Quintana Roo, del Campeche, dello Yucatan), nel Guatemala, ne El Salvador e nel Belize (ex Honduras britannico). Tre sono i periodi in cui viene usualmente suddivisa la storia dei Maya: il primo è il periodo pre classico che va dal 1500 a.C. (per altri, dal 1000 a.C. o dal 1800 a.C.) al 317 d.C. il secondo è il Periodo Classico che va dal 317 (anno corrispondente all'anno più antico del calendario maya) al 987 d.C., il terzo è il Periodo Post classico, a partire dal 987. Nel periodo pre classico c’è la presenza, nella regione del Petén, Guatemala, dei primi Maya. Forse giunsero dal nord oppure subirono l’influenza di alcuni immigrati provenienti dalla regione del Messico. Essi erano probabilmente tribù di nomadi che si trasformarono in agricoltori abitando in piccoli gruppi vicino ai terreni coltivati.

La loro coltura principale era quella del mais, coltivata soprattutto negli altipiani del Guatemala. Dopo la fase Swasey di Cuello, la storiografia registra un lungo periodo che si conclude attorno al XIII secolo con l'inserimento dell’area maya nel Mondo Olmeca. Terminata questa fase, la cultura maya ha un primo balzo in avanti, sotto l’influenza di Cerro de Las Mesas, con i centri del versante pacifico del Guatemala (Izapa, Kaminaljuyú ed a nord dell’area che comprende siti come Uaxactún e El Mirador).

Oggi sappiamo che questo periodo di transizione dal pre classico al Classico fu uno dei più alti nella storia maya in quanto a fervore intellettuale e si può a ragione presumere che tutta l’area vide questa fioritura, anche se a differenti gradi. El Mirador fu forse il nucleo di maggior produzione culturale e da questo luogo, come abbiamo già visto, può essere partita la spinta decisiva alla successiva maturazione del Periodo Classico della cultura Maya. Nel secondo periodo, quello Classico, i Maya raggiunsero il loro massimo splendore (nell’odierno Guatemala) con la costruzione di Stati-dominanti come ad esempio Palenque, Piedras Negras, Copán e Quirigua. Con il finire del IX secolo, però, queste città furono tutte abbandonate, ma il motivo non è ben chiaro: forse per terremoti, modificazioni del clima, epidemie, guerre civili. Dal X secolo i Maya non costruirono più monumenti; così in questa età ha termine il periodo di massimo splendore. Una prima fase del Classico(250-600 d.C.) è caratterizzata da una forte influenza culturale ed economica della metropoli messicana Teotihuacan.

Successivamente, l’intero mondo Maya prende il via verso il suo apogeo culturale. Ciascuna città maya ha caratteristiche specifiche, che la distinguono nettamente dalle altre. È pensabile che i grandi centri costituissero attorno a loro delle piccole regioni culturalmente definite ed ancora oggi chiaramente identificabili. Eppure l’area ha una sua forte unità, perché quasi come obbedendo ad un ordine superiore, ad un piano preordinato ed imposto a tutto il mondo maya, ogni regione sembra specializzarsi, assumendo un ruolo preciso all’interno della intera produzione teorica e materiale: un vero sistema integrato come quello di una nazione unitaria. Il terzo periodo, o post classico, vede il centro della civiltà dei Maya spostarsi più a settentrione, nella regione dello Yucatàn. Le condizioni ambientali influirono in senso negativo sulla cultura dei Maya, infatti quando arrivarono gli Spagnoli la civiltà era già in piena decadenza.

Verso il X secolo d.C. tutte le grandi città vengono rapidamente abbandonate. Per quasi duecento anni, lo Yucatan fiorisce e si sviluppano centri come Uxmal e nel nord-est della penisola yucateca Chichen Itza. Per molti anni gli studiosi pensavano che questo sviluppo dipendesse dall'arrivo di gruppi di Toltechi in fuga dalla distruzione di Tula. oggi si sa che Tula appartiene alla fase archeologica immediatamente successiva a Chichen Itza. Fu semmai Chichen Itza ad influenzare Tula ed altri siti del Messico centrale come Xochicalco.

La fine della fioritura classica maya fu sicuramente il prodotto di molte cause, tutte in qualche modo legate alla tipologia del costrutto economico e sociale di questo popolo mesoamericano. La fortuna delle sue città era nata e cresciuta sul consenso conquistato dalla sapienza della sua classe sacerdotale nelle cose sacre e in quelle della natura. Come al tempo degli Olmechi, il capo-sacerdote era ancora il punto regolatore fra gli uomini e il divino. Il consenso entrò in crisi quando la tecnologia agricola fu insufficiente a coprire le esigenze economiche: crollo economico, carestie, rivolte, guerre fecero sgretolare nel giro di pochi decenni il mondo maya, costruito in secoli di paziente fatica. La memoria della cultura maya è scolpita chiaramente e ampiamente sui templi, sui palazzi, sulle piramidi, e soprattutto è descritta nei geroglifici delle steli, sulle quali con accuratezza sono segnate le date, sono raffigurati gli eventi ed è ritratta la vita della gente. Sotto gli influssi della potente cultura irradiata da questi centri, gli antichi Maya realizzarono uno dei complessi di cultura materiale e di cultura teorica più raffinato dell’umanità. Teorici puri, anche, paradossalmente, quando realizzavano cose concrete, furono al contempo straordinari artisti e scienziati acutissimi, raffinatissimi esecutori e teorizzatori senza pari, raggiungendo in tutti i campi quelle che appaiono essere - almeno secondo certi canoni - le vette più alte del loro tempo. D'altro canto sono anche passati alla storia per una religione violenta che prevedeva sacrifici umani anche collettivi. Sono state ritrovate infatti dagli archeologi fosse con migliaia di teschi umani.

Il tipo di governo Maya era semplice. Il popolo sembra che desiderasse di essere governato il meno possibile. Difatti, i Maya non costituirono mai un impero: la loro organizzazione era basata su un insieme di città-Stato. Si ebbero semplicemente tante città-stato affini a quelle dell’antica Grecia o dell’Italia medievale, che condividevano la religione, la cultura e la lingua, ma erano ciascuna sovrana dei propri diritti e dotata di leggi proprie.  Ogni città-stato era governata da un capo ereditario, che esercitava funzioni amministrative, esecutive e probabilmente anche religiose. Sotto di lui, la nobiltà presiedeva alle piccole municipalità che si affollavano intorno al centro cittadino: quei nobili facevano da giudici, da esattori delle tasse e da custodi dell’ordine.  Detto questo, che senz'altro non termina l'argomento ma vuole essere solo una introduzione, si deve dire che, sulla storia di questa civiltà che, per quanto sanguinosa e abbastanza barbara, deteneva una delle tecnologie matematiche più avanti dei suoi tempi, e che sulla fine e su molti aspetti di vita di ogni giorno, sussistono ancora oggi molti lati oscuri, poiché i “colonizzatoti” cattolici pensarono bene di distruggere le conoscenze scritte dei Maya, perché determinate come “portate da Satana”. Forse, e dico forse, alcuni (molto rari a dire il vero) rappresentanti di tale “credo” avranno pure apportato dei cambiamenti positivi rispetto a certe situazioni preesistenti delle società con cui vennero e vengono tutt'oggi a contatto, ma a che prezzo?

Ad ogni modo, la civiltà Maya ha trovato nuova linfa nell'interesse legato al movimento New Age, dove vari ricercatori, più o meno riconosciuti, hanno enunciato varie ipotesi sulla storia di questo popolo, ma anche sulle teorie, perché di questo si parla, relative alla fine del mondo. Lascio a voi l'ardua sentenza di cosa si riferissero i Maya, quando si afferma parlassero della fine del mondo, oppure semplicemente di un cambio di epoca ciclico come invece è venuto a palesarsi dopo lo scoccare del termine inteso come fine del mondo del 21 Dicembre 2012 nel quale nulla è accaduto ma questo non certifica che magari i calcoli fatti dagli studiosi non siano stati altro che erroneamente retificati rimandando la fine della nostra civiltà a data da definirsi.