mercurio oceano artico Rinvenuto mercurio nell'Oceano Artico vicino alla Siberia ma non se ne capisce l'origine

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Nonostante i continui avvertimenti degli attivisti che chiedono maggior protezione della natura, l'ecosistema artico risulta avere livelli di mercurio altissimi riscontrati negli animali che lì vivono, e questo nonostante sia lontano da qualsiasi attività industriale umana. Le sorgenti del mercurio polare sembrano essere l'atmosfera del pianeta e i fiumi circumpolari, ma la quantità di metallo osservata sembra non essere giustificata dai precedenti modelli di simulazione.

Jenny A. Fisher dell' Atmospheric Chemistry Modeling Group asserisce che non ci si riesce a spiegare l'avvenimento perché nulla delle attività produttive dell'uomo risiedono nelle zone sottoposte a studio e controllo ma i livelli di mercurio sono stranamente e orrendamente alti almeno così gli esami del sangue prelevati dagli animali è questo che riporta, e questo rappresenta un pericolo per la vita marina e l'umanità ma non si riesce a capire esattamente da dove arrivi tutto il mercurio riscontrato dalla ricerca. Solitamente il mercurio viene prodotto come scarto da parte di diversi tipi di attività produttive come la combustione di materiali di derivazione petrolifera o nelle attività minerarie come l'estrazione dell'oro. Il mercurio si accumula negli animali marini sotto forma di metilmercurio, fino a concentrarsi milioni di volte superando i livelli massimi riscontrati in tutti gli ecosistemi del mondo.

Ma il metilmercurio si forma a partire dal mercurio inorganico, trasformato in un composto chimico da microrganismi anaerobi che popolano suolo, sedimenti e acque dolci o salate di tutto il mondo, tende ad accumularsi senza decomporsi, viaggiando lungo la catena alimentare praticamente intatto e raggiungendo concentrazioni tali da poter danneggiare l'organismo di qualunque essere vivente marino, dal plankton ai grandi cetacei. Per gli esseri viventi, il mercurio rappresenta una pericolosa neurotossina che produce ritardi nello sviluppo sul lungo periodo ostacolando la crescita e la salute cardiovascolare negli adulti. Poiché consumano molte specie ittiche gli abitanti dell'Artico sono particolarmente esposti agli effetti del metilmercurio, quindi capire quali possano essere le sorgenti del mercurio incriminato nell'Oceano Artico è di vitale importanza, e la chiave per proteggere la vita di tutte le specie, anche quella umana, che abitano nel nord del mondo. Le simulazioni degli scienziati sembrano aver scoperto che il mercurio che proviene dalle foci fluviali costituisce il doppio della quantità locale di mercurio che invece ha origine dall'atmosfera e che si accumula nell'Oceano, nonostante questo però le origini del metallo killer sono tutt'ora misteriose e non riescono a spiegare la quantità ormai raggiunta nei depositi organici.

A questo punto si può solo immaginare come il mercurio possa entrare nel sistema fluviale, ma sembra che il cambiamento climatico giochi un ruolo importante, infatti man mano che le temperature globali crescono, si iniziano a riscontrare scioglimenti di aree ricoperte da permafrost che rilasciano il mercurio intrappolato nel terreno; si è osservato anche un cambiamento nel ciclo idrologico, che aumenta la quantità di mercurio proveniente dalle precipitazioni che confluiscono nei fiumi. La Siberia è un'enorme giacimento di risorse naturali, dal carbone ai metalli pesanti, ma le informazioni più affidabili sulle attività di estrazione risalgono, nel migliore dei casi, agli anni '50-'60. Sulle sponde del fiume Yenisei, ad esempio, si estraevano nel 1938 oltre 3.000 tonnellate di nickel all'anno, e probabilmente altrettante di rame, ma ottenere dati certi sull'attività estrattiva siberiana pare essere un processo lungo, tedioso e poco conclusivo. Sul fiume Lena, invece, ci sono ingenti depositi d'oro e di carbone, mentre l'Ob è stato coinvolto, in passato, in uno degli incidenti nucleari più disastrosi della storia: nel 1957, il complesso nucleare di Mayak esplose, rilasciando 50-100 tonnellate di materiale altamente radioattivo nel fiume. L'incidente di Mayak è rimasto sotto silenzio per circa 30 anni, e ha probabilmente causato conseguenze più gravi del disastro di Chernobyl.

Ci sono tutti i presupposti per ipotizzare la presenza di possibili impianti industriali che hanno rilasciato, in un passato recente, grandi quantità di composti di mercurio nel flusso dei fiumi siberiani, cosa che potrebbe dare una parziale spiegazione delle quantità di metilmercurio rilevate nell'Oceano Artico. Progressivamente più il mercurio si accumula nell'Oceano Artico meggiormente la superficie marina tende asupersaturarsi, dando origine al fenomeno chiamato di "evasione" dove il mercurio lascia l'acqua oceanica per raggiungere la bassa atmosfera. Ciò significa, ad esempio, che il cambiamento climatico potrebbe avere un grandissimo impatto sul mercurio dell'Artico, molto più vasto delle emissioni nell'atmosfera, anche se saranno necessari ulteriori studi per misurare il mercurio scaricato da fiumi e determinarne l'origine".