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INDIANi d'america TRIBÙ

Indiani tribù APACHE

I primi popoli Atapascani arrivarono nel Sud-Ovest intorno all'850: erano cacciatori nomadi e raccoglitori di foraggi nella zona dell'attuale Canada occidentale. Si propagarono su tutti gli altipiani aridi del Sud-Ovest, formando numerosi raggruppamenti chiamati Apache dalle altre tribù della regione; forse il nome apache significava "nemici". Dopo essersi stabiliti sulle nuove terre gli Apache continuarono a scorrazzare per il territorio razziando le popolazioni per avere cibo e schiavi. Siccome erano fieri lottatori e maestri esperti nel sopravvivere nei deserti, erano temuti anche dagli altri abitanti del Sud-Ovest: indiani, pueblo, spagnoli, messicani e americani, che infatti vennero tutti sottomessi.. La loro presenza e le loro vessazioni impedirono qualsiasi espansione spagnola e messicana verso nord. Quando alcuni anni dopo gli Stati Uniti annetterono il Sud-Ovest (1848), divennero i peggiori nemici per gli occupanti anglo-americani e si mostrarono i più ostinati di tutti i guerrieri indiani. Il generale George Crook, che condusse campagne militari contro gli Indiani Apache ed altri indiani, li definì "tigri della specie umana".

L'interpretazione sbagliata di un incidente di frontiera da parte dell'esercito americano, mutò il loro modo di agire e fu alla base di 35 anni di guerre tra la tribù Apache e americani.

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Mappa delle tribù indiane

Nel 1861 un proprietario terriero, John Ward, sospettò ingiustamente Cochise, capo tribù dei Chiracahua Apache, di aver rapito i suoi figli e rubato il suo bestiame. Egli lo denunciò alla guarnigione di Fort Buchanan. Un tenente del posto, George Bascom, organizzò un battaglione e si diresse al Passo degli Apache attraverso le Montagne di Chiracahua, centro del territorio degli Apache Chiracahua. Bascom invitò Cochise ad un incontro. Il 4 febbraio 1861 Cochise, che non sospettava alcun tradimento, arrivò con suo fratello, due nipoti, una donna e due bambini all'accampamento dell'esercito. Bascom non perse tempo ad accusare Cochise della razzia. Questi difese la sua estraneità, dicendo che forse potevano essere stati Apache delle Montagne Bianche, i Coyotero, ed offrì il suo aiuto per ritrovare i bambini rapiti. Mentre i suoi uomini circondavano la tenda, comunicò al capo che lo avrebbe arrestato. Cochise con il suo coltello fece un taglio nella tenda e fuggì mentre Bascom teneva gli altri Apache in ostaggio. Cochise, con un gruppo di guerrieri, iniziò a tendere imboscate lungo il Sentiero di Butterfield per riavere i propri ostaggi, uccidendo messicani e lasciando vivi gli americani. Diversi negoziati tra Cochise e Bascom fallirono. Ai Chiracahua si unirono successivamente gli Apache delle Montagne Bianche, gli Apache Mimbreno. Essi concentrarono i loro sforzi in attacchi a diligenze che transitavano lungo il Sentiero. Gli uomini di Bascom riuscirono a catturare tre ostaggi, guerrieri delle Montagne Bianche. Due compagnie di dragoni di Fort Breckinridge respinsero gli insorti Apache fino nel Messico. Questi, tuttavia, prima di ritirarsi, uccisero tutti gli ostaggi. Per vendicarsi, Bascom fece impiccare gli ostaggi maschi, compreso il fratello di Cochise. A loro volto gli Apache uscirono dai loro nascondigli delle montagne e in due mesi uccisero 150 tra bianchi e messicani.

Dieci anni dopo gli episodi avvenuti tra gli indiani e Bascom, la tribù degli indiani Apache ripresero le loro scorrerie contro i coloni. Gli Apache Aravaipa con il loro capo Eskiminzin che desiderava la pace, erano emigrati a Camp Grant, avamposto dell'esercito nel deserto a nord di Tucson, nell'attuale Arizona. Nel 1833 l'Arizona diventò un territorio indipendente e gli indiani consegnarono le armi al tenente Royal Whitman e alla sua guarnigione. Ma i cittadini di Tucson odiavano ugualmente gli Apache e li temevano anche se pacifici, perciò organizzarono una truppa di vigilanti formata da circa 150 bianchi, messicani e mercenari indiani Papago. La mattina del 30 aprile 1871 marciarono verso l'accampamento degli Aravaipa e, mentre dormivano, ne massacrarono 86 dei 150, compresi donne e bambini. Dei sopravvissuti le donne vennero violentate e i bambini portati via in schiavitù.

Il presidente Ulysses Grant che aveva impostato la sua "Politica di Pace del Dopoguerra" per evitare tali massacri, si sentì veramente offeso e inviò una commissione di pace in Arizona con alla testa il generale Oliver Howard e Vincent Coyler, con l'ordine di istituire un sistema di riserve a favore degli Apache. Fino all'autunno del 1872 la commissione istituì cinque posti di rifornimento, di cui quattro in Arizona ed uno nel Nuovo Messico, e contattò molte tribù di cui la maggior parte era d'accordo con il trasferimento in cambio di vitto regolare e rifornimenti. Howard riuscì anche a combinare un incontro con Cochise dei Chiracahua lo stesso autunno, tramite la mediazione di Thomas Jeffords, pioniere e uomo di frontiera. Dopo 11 giorni di negoziati, il generale riconobbe la richiesta di Cochise circa una riserva da costituire nel territorio dei Chiracahua, al Passo degli Apache, con Jeffords come agente. Cochise promise ad Howard di mantenere l'ordine lungo il passo: mantenne la sua parola ed il suo popolo visse in pace fino alla sua morte avvenuta nel 1874.

Intanto altri Apache avevano continuato a saccheggiare nonostante che molti di loro ricevessero anche le razioni dai posti di rifornimento. Come reazione a questo fatto, i militari organizzarono la Campagna del Bacino Tonto attraverso le montagne e i canyon che si trovavano a sud del Mogollon Rim nell'Arizona centrale e dove molti gruppi di guerrieri si erano rifugiati. Il comandante di questa operazione era il generale George Crook, trasferitosi di recente nel Sud-Ovest dopo essersi guadagnato una buona reputazione nella lotta contro gli indiani nella Guerra del Serpente nell'Idaho e nell'Oregon. Durante l'inverno 1872-73 nove piccoli distaccamenti mobili che usavano scout arruolati nelle riserve degli Apache, percorsero il bacino in lungo e in largo alla ricerca di indiani, e ne uccisero circa 200. Un reparto guidato dai capitani William Brown e James Burns vinse una battaglia decisiva al Salt River Canyon. Nel marzo del 1873 un'altra unità sotto il capitano George Randall riportò una vittoria decisiva sul Turret Peack che ruppe la resistenza indiana. Gli esausti guerrieri e le loro famiglie cominciarono ad arrendersi ad aprile. L'autunno seguente più di 6.000 Apache e Yavapai, compresi quelli elencati in precedenza, si ritrovarono nelle liste delle riserve in Arizona e nel Nuovo Messico.

Per la tribù degli indiani Apache la vita in riserva si dimostrò una prova tremenda: scarse razioni, noia, malattie. Per sfuggire alla miseria molti di loro fuggivano nelle foreste e in terre selvagge per rifarsi con una vita da cacciatori e raccoglitori, razziando e saccheggiando. Per controllare meglio le tribù e aprire nello stesso tempo più territorio all'insediamento dei bianchi, nel 1875 gli ufficiali ordinarono il trasferimento di tutti gli Apache ad Ovest del Rio

Grande nella riserva di San Carlos sul fiume Gila in Arizona. Alcuni Apache continuarono comunque a resistere. Due dei loro capi divennero importanti, uno per ciascuno dei due gruppi che negli anni Sessanta si erano mostrati più combattivi. Victorio, cresciuto sotto il comando di Mangas Colorado, condusse i suoi Apache Mimbreno ed altri in un'insurrezione dal 1877 al 1880 e Geronimo, che aveva lottato con Cochise, radunò la propria tribù di Chiracahua e di altri indiani, durante l'ultima più importante guerra indiana dal 1881 al 1886, e il suo nome divenne un grido di guerra.

Le due insurrezioni si somigliarono: entrambe iniziarono con una fuga dalla riserva di San Carlos, e portarono la guerra sulle montagne, nei canyon e nei deserti del Sud-Ovest americano e in Messico. Tutte e due impegnarono un numero elevato di truppe in tutte e due i lati della frontiera, per arrivare alla vittoria ottenuta attraverso un processo di logoramento. Nel 1877 Victorio e 300 indiani fuggirono da San Carlos, di cui poi solo 80 guerrieri rimasero con lui sulle montagne. Victorio sperava di stemare il suo popolo nella riserva dei Mescalero di Ojo Caliente nella parte occidentale del Nuovo Messico, ma i negoziati fallirono. Nel settembre del 1879 il suo gruppo di guerrieri attaccò un accampamento della cavalleria, dove erano radunati i cavalli, e uccisero le guardie nere. Quando i Mescalero si unirono con loro, Victorio condusse i suoi in Messico, poi nel Texas e successivamente ritornò nel Nuovo Messico e in Arizona, compiendo un certo numero di attacchi. Sia gli Stati Uniti sia il Messico mobilitarono le loro forze con al comando il colonnello Edward Hatch nel Nuovo Messico, il colonnello Benjamin Grierson nel Texas e il generale Geronimo Trevino a Chiracahua nel Messico. Le truppe americane attraversarono regolarmente la frontiera, dato l'accordo politico fra le nazioni unite contro il pericolo Apache. Victorio e i suoi uomini riuscirono a cavarsela in un gran numero di scontri. Nell'autunno del 1882, Victorio fece l'errore di restare troppo a lungo in un accampamento, dando così modo a 350 messicani e indiani Tarahumara di attaccare. Durante la battaglia di Tres Castillos durata appena due giorni, più della metà degli indiani Apache fu sterminata e gli altri furono fatti prigionieri. Victorio fu ritrovato fra i morti. Non si sa se morì durante la lotta o se, come vuole la leggenda, si tolse la vita per non cadere in mano del nemico.

Nel frattempo, Geronimo aveva vissuto presso una tribù nomade e guerriera di Nednhi della Sierra Madre, sul lato messicano del confine, dopo lo scioglimento della riserva Passo degli indiani Apache nel 1875. Nel 1876 egli e alcuni altri indiani furono arrestati dall'agente di San Carlos e insieme alla gente di Victorio furono condotti indietro in Arizona. Dopo un anno Geronimo fuggì un'altra volta attraverso la frontiera insieme a Juh, capo dei Nednhi. Poi, vista la crescente attività delle truppe messicane, il giovane guerriero ritornò a San Carlos. Geronimo venne sempre considerato e rispettato per la sua bravura e astuzia, ma fino ad allora non aveva ancora dimostrato quanto fosse tenace come capo tribù. Nel 1881 l'esercito presso Fort Apache si mosse per arrestare Nakaidoklini, un apache delle Montagne Bianche che si era messo a predicare una nuova religione, in base alla quale i guerrieri morti sarebbero ritornati per liberare i popoli indiani dall'uomo bianco. Scoppiarono delle battaglie a Cibecue Creek e il mistico indiano fu ucciso. Alcuni dei suoi seguaci attaccarono Fort Apache, ma vennero respinti.

I capi dei Chiracahua di San Carlos erano preoccupati e temevano il numero sempre crescente delle truppe. Un mese dopo, Cibecue Creek, Geronimo e Juh insieme a Nachise (figlio di Cochise), Chato (un mescalero) e altri 74 indiani lasciarono San Carlos per il Messico. Tornarono nell'aprile del 1882 e durante un'incursione nella riserva, uccisero il capo della polizia e costrinsero Loco e i suoi Apache Mimbreno ad accompagnarli verso sud. Un'altra battaglia si verificò a Big Dry Wash con i guerrieri delle Montagne Bianche, amareggiati dalla morte di Nakaidoklini. I militari, allarmati per la crescente violenza, diedero il comando al generale George Crook, che stava combattendo contro i Sioux. Crook organizzò una certa quantità di unità mobili con degli scout reclutati tra gli Apache delle Montagne Bianche, gli unici in grado di inseguire gli Apache. Ottenuto il permesso dalle autorità messicane, Crook condusse le unità nella Sierra Madre nel maggio del 1883.

Usarono muli invece di cavalli, perché erano più adatti alle campagne nel deserto. Crook sferrò un attacco sull'accampamento di Chato, che non risultò decisivo, ma almeno aveva dato l'idea della determinazione dei militari. In una conferenza successiva i capi furono d'accordo per ritornare alla riserva. Ci volle un anno perché tutti tornassero. Geronimo fu l'ultimo a far ritorno alla riserva e comunque evase altre due volte. Nel 1885 vi fu un'altra agitazione a causa della proibizione del tiswin, una bevanda alcolica usata dagli Apache. Geronimo, Nachise, Nana e quasi 150 seguaci fuggirono un'altra volta dalla riserva, ma vennero inesorabilmente inseguiti dai soldati di Crook, finché furono d'accordo di parlamentare nel Canyon de los Embudos il 25 marzo del 1886. Crook chiese la resa incondizionata e l'incarcerazione nell'est per due anni. Geronimo fu d'accordo, ma, mentre veniva scortato a Fort Bowie dagli scout degli Apache, evase nuovamente insieme a Nachise ed altri 24 apache.

Il comando tolse Crook come capo delle forze armate e lo sostituì con il generale Nelson Miles, un provato grande combattente contro gli indiani. Per catturare i 24 apache fuggiaschi, Miles mise in campo ben 5.000 soldati, ma Geronimo, raggiunto in Messico, si sottrasse alle truppe con successo. Dopo un mese e mezzo di occultamenti, Geronimo accettò di arrendersi, ma solamente a Miles. Poco dopo Geronimo insieme a quasi 500 altri apache, compresi quelli che avevano servito come scout nell'esercito, vennero mandati in catene a Fort Pickens a Pensacola in Florida. Dopo un pesante internamento di un anno, un quarto di loro morì di tubercolosi ed altre malattie.

Benché gli Aravaipa fossero ritornati a San Carlos, i cittadini dell'Arizona rifiutarono di ricevere Geronimo e i Chiracahua. I Comanche e i Kiowa del Territorio Indiano offrirono di dividere la loro riserva con chi aveva lottato per la libertà degli Apache. Essi vennero condotti a Fort Sill nel 1894.Benché già diventato una leggenda anche per molti bianchi in tutti gli Stati Uniti, Geronimo non ottenne più il permesso di ritornare nelle sue terre. Morì come prigioniero di guerra nel 1909.

 

Indiani tribù ARAPAHO

 

Gli Arapaho, come la tribù dei Cheyenne e gli indiani Sioux con i quali si erano associati strettamente nelle guerre indiane, erano forse provenienti da una regione a nord, forse dal Red River, ed erano arrivati nelle Grandi Pianure dell'est intorno ai secoli XVII e XVIII.

Come i Cheyenne, si dividevano in due gruppi, quelli settentrionali che si stabilirono ad est delle Montagne Rocciose, lungo le sorgenti del fiume Platte nell'attuale Wyoming, e quelli meridionali che si stabilirono invece più a sud, lungo il fiume Arkansas in Colorado.

Gli Arapaho settentrionali insieme ai Cheyenne settentrionali ebbero una parte importante nella Guerra della tribù dei Sioux. Tra i loro capi principali c'erano Black Bear, Plenty Bear e Sorrel Horse. Gli Arapaho meridionali furono attivi nel Colorado e nel Kansas in guerre che coinvolsero anche i Cheyenne. Due dei loro capi importanti nelle guerre sulle pianure furono Little Raven e Left Hand. Black Bear e il suo raggruppamento sostennero l'urto di una truppa di tre colonne inviate dal generale Patrick F. Connor nelle zone intorno al Powder River nello Wyoming settentrionale e nel Montana meridionale e cioè contro le tribù alleate del nord. Questa campagna avvenne nell'agosto del 1865. Anche se i 3.000 soldati riuscirono ad impegnare gli indiani Sioux e i Cheyenne in piccole mischie mai decisive e che il più delle volte si risolvevano a loro danno, attaccarono di continuo il popolo di Black Bear uccidendo molti uomini, donne e bambini, logorandolo sempre più, bruciando in seguito villaggi e possedimenti. L'esercito invasore fu respinto dal territorio del Powder River per mezzo di attacchi di sorpresa seguiti da ritirate immediate e anche per il cattivo tempo. La campagna fallita aveva un effetto a lungo termine: rafforzava ulteriormente l'alleanza militare degli Arapaho settentrionali con i Sioux e i Cheyenne. Il massacro della tribù dei Cheyenne innocenti a Sand Creek, avvenuto un anno prima, con testimoni molti Arapaho, aveva avuto lo stesso effetto per quelli meridionali.

Finite le guerre, gli Arapaho meridionali vennero dislocati in una riserva sul Territorio Indiano insieme ai Cheyenne del Sud. Gli Arapaho del Nord finirono invece nella riserva del Wind River nel Wyoming con gli Shoshoni settentrionali che una volta erano loro nemici.

 

Indiani tribù BLACKFOOT (PIEDI NERI)

 

I Piedi Neri, chiamati anche Siksika, forse arrivarono insieme ai Blood e i Piegan da nord-est verso le pianure più settentrionali. Alcune tribù si stabilirono dalle parti dell'attuale Canada, altri invece giunsero a sud fino al Montana attuale.

Benché razziassero continuamente gli americani che invadevano il loro territorio, essi non si scontrarono con i militari degli Stati Uniti. Una delle loro vittime fu John Bozeman nel 1867, che scatenò una delle insurrezioni dei Sioux ed ebbero una parte importante nella mancata conquista dell'Ovest canadese.

 

 indians america Cheyenne.

Indiani tribù CHEYENNE

 

La tribù degli Indiani Cheyenne, che una volta vivevano ad est del fiume Missouri, divennero cacciatori nomadi sulle Grandi Pianure. Nel secolo XIX, quando la pressione dell'uomo bianco stava aumentando, divennero alleati sia dei Sioux che degli Arapaho. Nel trattato di Fort Laramie del 1851 i Cheyenne che vivevano lungo il corso superiore del fiume Arkansas vennero chiamati Cheyenne meridionali e quelli abitanti lungo il Nord Platte, Cheyenne settentrionali.

Il gruppo a Nord ebbe una parte critica nelle cosiddette Guerre dei Sioux sulle pianure settentrionali e cioè nei maggiori scontri con i bianchi nel periodo che va dal 1865 al 1876. I loro capi più importanti, come per esempio Dull Knife, si unirono ai capi Sioux Red Cloud (Nuvola Rossa), Sitting Bull (Toro Seduto) e Crazy Horse (Cavallo Pazzo). I Cheyenne meridionali furono attivi anche nelle guerre dell'Ovest e in molte campagne militari effettuate contro di loro. I due gruppi di Cheyenne non erano naturalmente isolati. Durante gli anni di guerra c'era una grande movimento tra i vari popoli e tribù che praticavano la caccia nelle Grandi Pianure e i loro membri lottarono a fianco dei loro parenti meridionali o viceversa. I Cheyenne, nel complesso, si ritenevano il "Popolo Eletto".

Un primo impegno di guerra coinvolse i Cheyenne meridionali nel 1857, tre anni dopo l'incidente di Grattan, che provocò la guerra tra i Sioux e i bianchi. A causa di razzie compiute lungo il sentiero di Smoky Hill verso le Montagne Rocciose, l'esercito inviò trecento uomini di cavalleria guidati dal colonnello Edwin Sumner per punire i Cheyenne.

Nella battaglia di Solomon Fork nel Kansas occidentale il 29 luglio, Sumner impegnava duramente un numero equivalente di guerrieri.

Nel corso di un successivo accentuarsi di violenze, chiamato anche Guerra dei Cheyenne e degli Arapaho, o Guerra del Colorado del 1864-65, avvenne una tragedia che servì ad unire molte tribù delle Pianure contro l'uomo bianco e ad aumentare l'odio e la sfiducia nei suoi confronti.

Con la crescita enrme di minatori nel Colorado, dopo la "Febbre dell'Oro" di Pike's Peak del 1858, il governatore John Evans cercò di aprire i terreni di caccia dei Cheyenne e degli Arapaho per l'insediamento dei bianchi. Le tribù rifiutarono di vendere le loro terre e di stabilirsi in riserve. Evans decise così di risolvere la questione con la forza, usando come pretesto incidenti che accadevano saltuariamente e comandò di muovere le truppe agli ordini dell'ambizioso comandante militare territoriale che odiava gli indiani, il colonnello John Chivington.

Nella primavera del 1864, mentre la Guerra Civile infuriava all'est, Chivington lanciò una campagna di violenza contro i Cheyenne ed i loro alleati e le sue truppe attaccarono tutti gli indiani, razziando i loro villaggi. I Cheyenne uniti ai vicini Arapaho, Sioux, Comanche e Kiowa, sia in Colorado sia in Kansas, si misero sul sentiero di guerra per difendersi. Evans e Chivington rinforzarono la loro milizia creando il Terzo Cavalleria del Colorado, con volontari arruolati per breve tempo. Dopo un'estate piena di piccole scorrerie e di scaramucce, i rappresentanti dei bianchi e degli indiani si incontrarono a Camp Weld, fuori Denver, il 28 settembre. Non fu raggiunto nessun accordo, ma si fece credere agli indiani che con gli accampamenti vicini e con la ripresa delle relazioni, era possibile una pace. Uno dei capi Cheyenne di nome Black Kettle, che proponeva la pace da lungo tempo, condusse il suo gruppo di quasi 600 cheyenne ed alcuni arapaho in un luogo lungo il Sand Creek per impiantare il suo accampamento e informò la guarnigione della sua presenza.

Poco dopo Chevington arrivò al forte con una truppa di 700 soldati compresa il Terzo Cavalleria, ed informò la guarnigione del suo piano per attaccare l'accampamento degli indiani. Benché fosse informato che Black Kettle si era già arreso, considerò questo fatto un'ottima occasione per attuare lo sterminio degli indiani. Il 29 novembre guidò le sue truppe, tra cui molti ubriachi, al Sand Creek e li schierò intorno all'accampamento degli indiani, con anche quattro cannoni. Black Kettle, fiducioso come sempre, issò una bandiera americana e una bianca dalla sua tenda. In risposta Chevington alzò il braccio per indicare l'attacco e mentre i fucili e i cannoni aprivano il fuoco, gli indiani si dispersero in preda al panico. In seguito all'attacco alcuni indiani riuscirono a resistere da dietro la sponda più alta del fiume e altri, tra cui Black Kettle, fuggirono attraverso la pianura. Ma alla fine del feroce e brutale attacco c'erano 200 morti e più della metà erano donne e bambini. La politica di Chevington fu quella di non far prigionieri e i suoi volontari del Colorado erano come lui. Chevington fu denunciato in seguito ad un'indagine del Congresso e costretto a dimettersi.

Ma quel semplice rimprovero non significò niente per gli indiani. Quando si sparse la voce del massacro tra le altr tribù per mezzo del racconto dei fuggiaschi, gli indiani delle Pianure meridionali e settentrionali si mostrarono più decisi che mai a resistere all'invasione dei bianchi. I Cheyenne e gli Arapaho intensificarono le loro scorribande e il 7 gennaio e il 18 febbraio presero d'assalto la città e la stazione merci di Julesburg lungo il Platte River del sud, lungo l'itinerario del Sentiero dell'Oregon per Denver, provocando il suo abbandono. La fase finale e più intensa della guerra sulle Pianure era così cominciata. Ci voleva un altro massacro, quello dei Wounded Knee, un quarto di secolo dopo, per farla cessare.

Poco dopo la conclusione della Guerra Civile, l'esercito organizzò un'offensiva contro gli indiani delle Pianure centrali, nota come Campagna di hancock del 1867. Il generale Winfield Scott Hancock istituì il suo comando a Fort Larned lungo il sentiero di Santa Fe nel Kansas occidentale. Dopo un incontro senza esiti con i capi Cheyenne meridionali, Tall Bull e White Horse, Hancock iniziò una campagna che fu un altro fallimento. Il comandante sul campo di Hancock era il giovane ufficiale di cavalleria Armstrong Custer. La carriera di Custer come nemico degli indiani cominciò con un insuccesso e terminò nove anni dopo con il disastro di Little Bighorn.

Durante l'estate e la campagna di Hancock, Custer con il suo Settimo Cavalleria cacciò i Cheyenne e i loro alleati Sioux, attraverso il Kansas occidentale, il Colorado nord-orientale ed il Nebraska sud-occidentale. Egli riuscì a bruciare un villaggio sul Pawnee Fork, ma nulla di più, dato che gli indiani erano sempre più sfuggenti ed effettuavano scorrerie contro stazioni di posta, diligenze, treni e operai delle ferrovie a loro piacimento. I gruppi di guerrieri fecero anche delle incursioni contro Fort Wallace in diverse occasioni, e in questo forte finì l'esercito di Custer il 13 luglio, essendo uomini e cavalli troppo stanchi per poter continuare.

Quell'autunno, i sostenitori della pace in seno al governo dichiararono che le campagne di Hancock e di Bozeman a nord erano state un fallimento e sostennero che la politica di oppressione attuata dai militari aveva solo peggiorato la situazione. Istituirono quindi una commissione di pace con il risultato della firma di due trattati: il Trattato di Medicine Lodge nel 1867 nel Kansas e il Trattato di Fort Laramie nel 1868 nel Wyoming. Nel primo i Sioux ottennero una riserva sulle pianure settentrionali, dal territorio del Powder River fino al Missouri; nel secondo i Cheyenne e gli Arapaho ottennero la riserva combinata sul Territorio Indiano, come avvenne anche nel caso dei Comanche, dei Kiowa e dei Kiowa-Apache. Con tutto questo la pace non era ancora arrivata alle pianura. Mentre continuava l'invasione dell'uomo bianco nei territori indiani, continuavano però anche le scorribande degli insorti. Fu quindi la volta del generale Philip Sheridan a lottare contro gli indiani delle Pianure.

Comandante designato della Divisione del Missouri nel settembre del 1867, si mise ad organizzare una campagna per la successiva estate, viste le continue agitazioni degli indiani. L'incidente che scatenò una nuova ondata di violenza fu il rifiuto degli ufficiali di distribuire armi e munizioni per la caccia ai Cheyenne meridionali, a causa di una razzia precedente su un villaggio da parte degli indiani Kaw. Dopo che un gruppo di circa 200 Cheyenne, di cui molti facevano parte della "Società del Soldato Cane", ebbe dato sfogo alla propria rabbia attaccando gli insediamenti lungo i fiumi Sabine e Solomon nel Kansas, altri guerrieri si unirono a loro, tra cui alcuni Sioux meridionali, per compiere insieme degli attacchi di frontiera.

L'esercito entrò in campo. Il 17 settembre un reparto di 50 uomini sotto il comando del maggiore George Forsyth seguì un gruppo di guerrieri. Il nucleo maggiore degli indiani (circa 600 uomini) intervenne e cacciò i soldati fino alla biforcazione dell'Arikara col Republican River, per poi attaccarli subito dopo. I soldati si ritirarono su un isolotto in mezzo al letto asciutto del fiume. Per una settimana resistettero ai ripetuti attacchi degli indiani Cheyenne comandati da Tall Bull, Bull Bear, White Horse e Sioux comandati da Pawnee Killer, finché arrivarono i soccorsi che respinsero gli indiani. L'inverno dopo Sheridan lanciò una campagna maggiore, in cui tre colonne confluirono sugli insorti: la prima partita da Fort Bascom nel Nuovo Messico, sotto la guida del maggiore Evans, la seconda partita da Fort Lyon, Colorado, e comandata dal maggiore Eugene Carr e la terza da Fort Dodge nel Kansas sotto il comando del colonnello Alfred Sully. Il Settimo Cavalleria di Custer faceva parte di quella terza colonna. L'impegno più famoso della campagna di Sheridan fu la battaglia sul fiume Washita a novembre avanzato. A Camp Supply, nella parte nord-occidentale del Territorio Indiano, Sheridan trasferì il comando della sua colonna principale da Sully a Custer. Questi, che era interessato a mettere alla prova se stesso dopo il disastro della campagna di Hancock dell'anno prima, si mosse con la cavalleria durante una bufera. Alcuni scout degli Osage scoprirono tracce fresche e condussero gli uomini di Custer ad un accampamento indiano sul fiume Washita. coperto dal buio, Custer schierava i suoi 800 uomini in quattro gruppi intorno all'accampamento indiano per sferrare l'attacco all'alba.

Ad insaputa di Custer, e forse di poca importanza per lui se l'avesse saputo, davanti a lui c'era la gente della tribù di Black Kettle. Benché testimone del massacro di Sand Creek compiuto da Chevington, Black Kettle non aveva mai mosso guerra all'uomo bianco. Infatti aveva guidato il suo popolo a sud del Territorio Indiano per evitare ulteriori lotte in Colorado e in Kansas. Alcuni dei giovani guerrieri dell'accampamento, dei quali avevano seguito le tracce gli Osage, avevano compiuto razzie ai danni dei bianchi, ma Black Kettle aveva cercato di tenerli sotto controllo. Anzi, una settimana prima, si era recato a Fort Cobb per rassicurare il generale William Hazen che desiderava la pace. Ma il suo destino era quello di morire per mano dell'uomo bianco.

Così, al sorgere del sole, i soldati invasero l'accampamento. Gli indiani sorpresi si radunarono per quanto poetrono, riuscendo ad uccidere cinque soldati e ferendone 14. Altri 15 vennero tagliati fuori dalla colonna principali e uccisi in seguito. Ma gli indiani persero il loro capo, Black Kettle, insieme ad altri 100 guerrieri ed ebbero un numero maggiore di feriti.

Benché Custer si vantasse come se fosse stata una vittoria importante, in effetti era solamente riuscito a decimare un gruppo di indiani prevalentemente pacifici in una strage del tipo di Sand Creek, ad eccezione della presenza di alcuni guerrieri e del fatto che donne e bambini non furono uccisi ma fatti prigionieri. Il giorno di Natale, qualche settimana dopo, la colonna di Evans, a sud, lottava contro i Comanche a Soldier Spring.

La campagna di Sheridan continuò nella primavera e nell'estate successive e gli indiani vennero braccati sempre più dalle forze dei bianchi. Nei pressi di Sweetwater Creek, nella pianura delimitata dalla striscia di terreno sporgente del Texas, Custer concordò attraverso negoziati e minacce la resa dei Cheyenne meridionali nel marzo del 1869. I loro capi, Little Robe e Medicine Arrows, promisero di ritornare nella riserva. I "Soldat Cane" di Tall Bull fuggirono verso nord allo scopo di raggiungere i loro parenti settentrionali nel territorio del Powder River. Il loro cammino fu interrotto a Summit Spring, nel Colorado nord-orientale, da una unità di cavalleria comandata dal maggiore Carr. I suoi scout erano alcuni Pawnee e Buffalo Bill Cody. In un attacco di sorpresa all'accampamento dei Cheyenne, gli uomini di Carr uccisero quasi 50 indiani e ne catturarono altri 117. Tall Bull trovò la morte nella lotta insieme ad altri "Soldati Cane". I Cheyenne meridionali e gli Arapaho meridionali ormai erano di fatto vinti. Alcuni di loro che fuggirono verso nord presso i loro parenti settentrionali continuarono la lotta e vennero infine sconfitti insieme ai Sioux. Altri si unirono ai Comanche e ai Kiowa in un attacco a cacciatori di bufali presso Adobe Xalls nel Texas, durante la Guerra del Red River nel 1874-75. Ma per i Cheyenne le Pianure centrali non sarebbero stati mai più come una volta.

Come già detto, i Cheyenne settentrionali furono coinvolti nelle Guerre dei Sioux nelle Pianure del nord e trionfarono con loro nella battaglia sul Bozeman Trail del 1866-68 e a Little Bighorn durante l'insurrezione dei Sioux del 1876-77. I Sioux subirono anche una serie di contraccolpi dopo la battaglia di Little Bighorn fino alla sconfitta definitiva. Per i Cheyenne settentrionali le battaglie al War Bonnet Creek in Nebraska e quella Dull Knife in Wyoming a luglio e a settembre del 1876, furono quelle che ebbero maggiori conseguenze, per cui la primavera dopo, i lor capi tribù più importanti, Dull Knife e Little Wolf, si arresero a Fort Robinson in Nebraska.

I Cheyenne del nord aspettarono di essere trasferiti nella riserva dei Sioux nel loro antico rifugio, le Colline Nere, ma vennero invece mandati nel Territorio Indiano, per unirli ai loro parenti del sud, nella riserva dei Cheyenne e degli Arapaho, vicino a Fort Reno. Comunque, sulle quelle sterili pianure settentrionali era difficile coltivare, specie per un popolo che praticava in prevalenza la caccia, e con le misere razioni che passava il governo non c'era abbastanza cibo neanche per quelli che abitavano già prima in quei luoghi. In più i Cheyenne settentrionali furono colpiti da un'epidemia di malaria che si rivelò devastante. Dull Knife, Little Wolf ed altri decisero quindi di tornare nel territorio del Tongue River in Wyoming e nel Montana e durante la notte del 9 settembre 1877, 297 tra uomini, donne e bambini, si misero in marcia lasciandosi dietro le abitazioni vuote.

In una fuga epica e tragica durata sei settimane, attraverso terre già occupate e sviluppate dall'uomo bianco, con ranch, fattorie, strade e ferrovia, i Cheyenne si sottrassero a quasi 10.000 soldati e 3.000 civili che li inseguivano. Alcune volte vennero attaccati, e qualcuno di loro fu ucciso o catturato, ma la maggioranza riuscì a fuggire. Si formarono due gruppi: i più forti con Little Wolf continuarono in direzione del Tongue River, mentre gli anziani, malati ed esausti, sotto la guida di Dull Knife, raggiunsero la riserva di Red Cloud a Fort Robinson in Nebraska per chiedere vitto e alloggio al capo dei Sioux. Il gruppo di Dull Knife fu catturato durante un'incursione di una unità di cavalleria comandata dal capitano John Johnson e fu scortato al forte. Le terre che erano intorno al forte vennero tolte ai Sioux.

Dull Knife espresse il desiderio che il suo popolo venisse destinato presso la nuova riserva di Red Cloud nel Sud dakota. Dopo diversi ritardi burocratici venne a sapere che sarebbe stati rimandati tutti nel Territorio Indiano. Gli ufficiali bianchi temevano che esaudendo i desideri dei Cheyenne, tutto il sistema basato sulle riserve ne avrebbe potuto risentire ed essere minacciato. In seguito i Cheyenne iniziarono una fuga con successo ma, in uno scontro con le truppe, molti di loro vennero uccisi, compresi donne e bambini e la figlia di Dull Knife. Questi, intanto, insieme alla sua famiglia, raggiunse la riserva di red Cloud a Pine Ridge, dove però venne fatto prigioniero. Intanto, Little Wolf e il suo gruppo si era nascosto, durante i lunghi mesi invernali, a Chokecherry Creek, presso i Niobrara, finché vennero scoperti, fatti arrendere da un'unità di Fort Keogh in Montana, comandata dal capitano William Clark, e portati allo stesso forte.

Infine, dopo un ulteriore ritardo burocratico, i Cheyenne videro appagato il loro desiderio originario di avere una riserva sul Tongue River. Comunque tra guerre, malattie e la povertà della riserva, erano rimasti ormai solamente 80 Cheyenne settentrionali. La stessa sorte ebbero quelli meridionali, decimati dopo gli avvenimenti di Sand Creek e Washita. Il "Popolo Eletto" era stato ferito dalla forza di una nazione in espansione che voleva mostrare la sua potenza.

 

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Indiani tribù NAVAJO

I Navajo o Navaho sono un popolo nativo americano stanziato nell'Arizona settentrionale e in parte dei territori dello Utah e del Nuovo Messico. Attualmente formano il gruppo etnico più consistente fra i nativi americani.

Il nome Navajo deriva dal termine Navahuu che in lingua Tewa, parlata da alcune popolazioni del sud ovest, significa Campo coltivato in un piccolo corso d'acqua. In lingua navajo si usa il termine Diné (talvolta citato nella letteratura come Dineh) che significa Il popolo.

Dal punto di vista etnico i Navajo appartengono al ramo athabaska meridionale, originario dell'Alaska e del nord del Canada e in realtà appartengono all'insieme delle nazioni Apache che intorno al 1500, provenienti dal nord, si stanziarono in un vasto territorio che si estende dall'Arizona al Texas occidentale e dal Colorado al nord del Messico entrando in conflitto con le popolazioni Pueblo che vivevano in quei territori. A differenza delle altre popolazioni amerindie gli Apache non avevano una sola identità di nazione o tribù, ma erano distinti in clan o gruppi familiari estesi, fondati su base matrilineare (gli uomini andavano a vivere presso la famiglia della sposa). Ciascun gruppo si considera una nazione.

Dal punto di vista linguistico la lingua navajo appartiene al gruppo delle lingue athabaska della famiglia Na-dené, la stessa tipologia linguistica degli Athabaska del nord e degli Apache in senso stretto.

I Navajo discesero dalle regioni fredde dell'America settentrionale e si insediarono, poco prima del contatto con gli Europei nel bacino del San Juan, affluente del fiume Colorado, intorno al 1500 in parte dei territori degli attuali Colorado, Nuovo Messico e Arizona. Da popolo di invasori si trasformarono in una nazione seminomade vivendo principalmente di agricoltura e secondariamente di allevamento. Col passare del tempo questa attività li distinse culturalmente dal resto degli Apache, dal momento che le altre popolazioni indiane e gli spagnoli identificavano i Navajo come una tribù di abili coltivatori.

Una prerogativa condivisa con il resto delle popolazioni Apache era il frequente ricorso alla razzia ai danni di Europei e Pueblo allo scopo di incrementare la proprietà in cavalli e pecore. Contrariamente a quanto si racconta nell'epopea western, gli Apache e i Navajo non avevano il culto della guerra e del coraggio e nella loro struttura sociale mancavano associazioni assimilabili a società di guerrieri come nelle popolazioni delle Grandi Pianure: i fatti di guerra consistevano in realtà in razzie e azioni di guerriglia tese a sfuggire alle rappresaglie. Il valore individuale nella cultura Apache e dei Navajo si misurava non nell'atto di coraggio bensì nell'efficacia della razzia e nell'entità dei beni posseduti (cavalli e bestiame). La guerra pertanto assumeva i caratteri di una tattica di guerriglia in cui si evitava lo scontro fine a sé stesso, ma solo dettato dalla necessità di giungere ad uno scopo economico.

La struttura sociale delle nazioni Apache e dei Navajo, polverizzata in gruppi familiari estesi senza livelli di organizzazione di grado più alto, il rifiuto della guerra aperta, il ricorso alla razzia come attività economica resero queste popolazioni avversari difficili per gli Stati Uniti e in effetti furono tra le ultime nazioni indiane ad arrendersi definitivamente. In prossimità della Guerra di secessione americana, il governo degli Stati Uniti per garantirsi l'appoggio dell'Arizona e del Nuovo Messico decise di porre fine al problema delle razzie e di confinare le popolazioni più bellicose, in particolare i Mescaleros e i Navaho a Bosque Redondo, una riserva del Nuovo Messico. L'operazione con i Navajo, di cui fu incaricato il colonnello Christopher Carson, si sarebbe dovuta svolgere pacificamente per mezzo di trattative, tuttavia la difficoltà di trattare con un'organizzazione sociale polverizzata e dispersa in un vasto territorio portò allo scoppio di una campagna di guerra durata quasi un anno (1863-1864). Il risultato fu una tragedia: agli oltre 1000 caduti durante la guerra si aggiunse la deportazione a piedi di circa 8000 Navajo verso Bosque Redondo con una marcia forzata di 300 miglia, nel corso della quale persero la vita le persone più deboli. Il confinamento a Bosque Redondo, durato 5 anni, è segnato come la pagina più nera della storia dei Navajo. La riserva era ubicata in un territorio malsano, quasi privo di vegetazione e poco vocato all'agricoltura. I rifornimenti di vettovaglie da parte dell'esercito erano scarsi e di cattiva qualità ed erano frequenti gli scontri con i Mescaleros, con i quali si condivideva il confinamento.

Nel 1868 venne stipulato un trattato fra i Navajo e il governo degli Stati Uniti che pose fine al confinamento a Bosque Redondo e definì i confini di una nuova riserva posta a cavallo fra gli stati americani di Arizona, Nuovo Messico e Utah che costituì la base della riserva Navajo definitiva, chiamata anche Navajo Nation. Il ritorno ai territori d'origine segnò una drastica mutazione nella storia dei Navajo. La popolazione tornò all'attività agricola ma intensificò l'allevamento, l'artigianato (in particolare la tessitura e la lavorazione dell'argento) e cessò con le razzie. Diversi Navajo integravano il reddito, quando non era sufficiente, con il lavoro salariale. Il nuovo corso fu così favorevole che la ricchezza dei Navajo crebbe a livelli tali da spingere il governo degli Stati Uniti a regolamentare l'incremento dei capi di bestiame allevati a causa dell'eccessivo numero.

Il popolo dei Navajo conta oggi circa 250.000 persone e costituisce il gruppo etnico più numeroso fra i nativi

americani, stanziato in un territorio del nord est dell'Arizona. Il territorio dei Navajo, che supera in estensione ben 10 dei 50 stati degli USA, gode di autonomia amministrativa e la nazione rappresenta uno dei pochi esempi di conservazione di una forte identità amerindia all'interno della società statunitense. Pur mantenendo vivi i propri valori (lingua, cultura, tradizione), i Navajo si sono adattati al progresso nell'ultimo secolo organizzandosi in una struttura sociale autonoma moderna e integrata come nazione all'interno di una nazione.

Uno degli elementi di vanto dei Navajo come cittadini americani fu l'uso della lingua dei Navajo come codice di comunicazione durante la seconda guerra mondiale e il fondamentale apporto dato ai risultati delle battaglie dell'esercito americano contro i giapponesi da parte dei code talker Navajo (letteralmente "coloro che parlano il codice"). La lingua navajo, una lingua complicata e a quel tempo praticamente sconosciuta in tutto il mondo al di fuori degli Stati Uniti, non fu mai decodificata dal controspionaggio giapponese .

L'immaginario metafisico non è rivolto verso l'alto, come per le culture occidentali, ma verso il basso. Verso le originarie forze della profondità terrestre. Particolare importanza hanno anche le montagne.

L'arte dei Navajo, che ha subito l'influenza della cultura ispanica, è incentrata su tre differenti ambiti:

• La tessitura dei tappeti;

• La fusione dell'argento e la lavorazione di monili realizzati in argento e pietra turchese;

• La pittura con la sabbia.

 

 

INDIANI TRIBù ANASAZI

Gli Anasazi (dalla lingua navajo antichi), furono un popolo nativo del Nord America, vissuto tra il VII secolo e la fine del XIV.

Oggi si preferisce chiamarli Popoli Ancestrali o Pueblo Ancestrali. Secondo gli studi condotti dall'astro-archeologo italiano Giulio Magli, "Gli Anasazi sono gli antenati degli odierni nativi americani Hopi/Zuni, tribù che vivono oggi lungo il Rio Grande, nel Nuovo Messico e l'Arizona".

Tracce archeologiche di questa cultura si ritrovano già nel 1500 a.C., ma la civiltà fiorì nel X secolo d.C., in tutta la zona che corrisponde oggi al confine incrociato di Utah, Colorado, Arizona e Nuovo Messico. Riuscirono a costruire un'economia florida basata sulla caccia e su un'efficiente pianificazione agricola.

Vivevano in villaggi caratterizzati spesso dall'architettura monumentale. Nel 1250 d.C molti villaggi vengono abbandonati e altri vengono costruiti in posizioni più difficilmente raggiungibili. Erano privi della scrittura. Le cronache ci consegnano grandi edifici, come il sito archeologico di Sand Canyon, con una struttura di 420 stanze, e che fu realizzato, abitato e abbandonato nell'arco di soli cinquant'anni intorno al 1200.

Estinzione nel XIII secolo

Un altro sito che racconta la storia di violenza di questo popolo è quello di Castle Rock, nel Colorado, che fu abbandonato intorno al 1274 con i segni di un massacro. Centinaia di corpi furono ritrovati negli scavi del 1925, che mostravano chiari segni di ferite e di cannibalismo.

La loro popolazione si estinse o emigrò in circostanze misteriose . Secondo un recente studio, però, questa popolazione, come quella dei Maya, fu sterminata dalla siccità causata dall'innalzamento delle temperature. Infatti, dopo essere migrata verso terre migliori, la siccità dovuta al caldo eccessivo gli ha impedito di rifornirsi di acque e di fare lunghi tragitti.

Questa "scoperta" è stata confermata dallo studio dei tronchi d'albero: infatti gli studiosi hanno analizzato gli anelli dei tronchi di quella zona e hanno notato che il periodo piovoso, umido, era quello degli anelli spessi, mentre quelli più fini "indicavano" un'annata secca; nel periodo dell'estinzione di questa civiltà gli scienziati hanno notato un susseguirsi di molti anelli sottili.

Il ritrovamento di coproliti umani contenenti mioglobina, oltre a femori e altre ossa lunghe umane spaccate per estrarne il midollo, fanno supporre che, nella fase finale di decadimento della civiltà, i problemi relativi alla sopravvivenza fossero tali da rendere obbligatorie pratiche di cannibalismo.

Il nome "Anasazi" fu dato alle rovine ritrovate da pastori Navajo verso il 1800.

Chaco Canyon

 Indians Chaco Canyon

Nuovo Messico, Stati Uniti. Nel 1888, due cowboy scoprono i resti di una delle civiltà più enigmatiche del pianeta. Chaco Canyon è una valle lunga 19 chilometri e larga circa un chilometro e mezzo. Pueblo Bonito è un grande complesso a forma di ferro di cavallo, edificato nel 1100 d.C. e composto da 700 stanze.

Degli Anasazi non si sa praticamente nulla, nemmeno se erano a conoscenza della scrittura. Nel 2006, una spedizione archeologica guidata dall'archeologo dilettante Hanson, scopri una serie di petroglifi che raffiguravano scene di caccia e di raccolto che dimostrano che questo antico popolo conosceva l'arte rupestre. Le immagini rappresentano scene di una civiltà sviluppata e costruzione di edifici, che fino alla comparsa dei grattacieli, furono le più alte costruzioni del Nordamerica. Quello che si sa è che erano esperti contadini ed erano ossessionati dal cielo e dalle energie della Terra.

Il mistero dei Kiva

I Kiva sono delle stanze perfettamente circolari, presenti in tutti gli insediamenti Anasazi. Il più grande Kiva è quello denominato "Casa Rinconada", che ha un diametro di 20 metri e una profondità di cinque metri.

L'ipotesi più accreditata è che fossero utilizzati per le cerimonie sacre. Coperti da tetti in legno, avevano tutti un foro al centro. Sembra che gli Anasazi credessero che, proprio grazie a questo foro, ci si potesse mettere in contatto con gli spiriti degli antenati e con le forze della Terra.

Astronomia

Gli Anasazi avevano una conoscenza dell'astronomia. Una delle caratteristiche delle loro costruzioni è che sono sempre allineate secondo determinati fenomeni astronomici.

Chi erano e che cosa facevano

Molte delle ipotesi formulate su questo popolo, col tempo, si sono rivelate inesatte. Una delle prime teorie si basava su un errore di traduzione di una parola Navajo. Questo popolo, nel 1800, abitava le terre che erano state degli Anasazi. E proprio il termine "anasazi" deriva da una parola Navajo che significa "antichi" e non "nemici", come si credeva all'inizio. Si sono fatte risalire le loro origini a più di 6000 anni fa mentre, in realtà, non se ne hanno notizie antecedenti ai 2000 anni fa.