Piramidi egiziane

Storia DELLE PIRAMIDI EGIZIANE

La costruzione delle piramidi della piana di Giza ha da decenni interessato decine di ricercatori, riconosciuti o meno, ma che non hanno mai portato prove inoppugnabili delle ipotesi che proponevano a proposito, tranne gli archeologi che riuscivano a ottenere protezione dal direttore incaricato a vigilare alle opere egizie, i quali senza nemmeno portare lo straccio di una prova probante – riconosciuta valida da qualunque tribunale – hanno visto accettare tutte le ipotesi sul caso, senza battere ciglio, per quanto esse potessero essere stupide o improbabili.

Ma facciamo un po' di chiarezza: la costruzione della piramide di Cheope sembra dovuta all'architetto Hemiunu, aveva in origine il lato di base di 230,50 m e raggiungeva, con un'inclinazione di 50°50' delle sue facce, i 146,60 m , attualmente il vertice è a 137,18 m e la piramide occupa una superficie di 53 000 mq, mentre il volume dello spazio interno supera i 2.600 .000 mc.

Le sue quattro facce sono orientate quasi perfettamente verso i quattro punti cardinali: sembra sia stata edificata dall'omonimo faraone, Se si considera che occorsero quasi 7 milioni di tonnellate di pietra (circa due milioni e mezzo di blocchi di pietra da più di due tonnellate l'uno, ricavati in loco, ad eccezione delle lastre di rivestimento trasportate dalle cave di Tura, poi innalzati e assemblati), e da quanto dice Platone ciraca dieci anni, apparirà una volta di più gigantesco l'impegno di lavoro necessario per simili opere, ed anche perché la sua edificazione non possa ricollegarsi a certe teorie, che continuano a venir riconosciute esatte, come quella della rampa sulla quale trainare i monoliti da porre in sede, o di fantasmagorici sistemi puerilmente inutili se non ostacolanti addirittura la costruzione dell'edificio che oggi conosciamo.

Le ipotesi sul modo con cui furono costruite le piramidi egizie sono decine, vanno dalla costruzione delle stesse da parte di alieni o similari alle civiltà scomparse anche milioni anni prima della comparsa dell'uomo, secondo la scienza, ma le uniche teorie che possano spiegare i possibili sistemi di costruzione di quelle impareggiabili piramidi, ce ne sono solamente due.

La prima ipotesi ritiene che chi costruì ciò che oggi quasi veneriamo come una reliquia rarissima, lo fece tramite sistemi a rampa che servirono a portare gli immensi blocchi (spesso pesanti diverse tonnellate) all'altezza necessaria per inserirli in sede secondo i progetti.

In realtà tutte le ipotesi che sostengono che le piramidi furono costruite dall'esterno presentano dei problemi irrisolvibili, anche se considera la possibilità di un'unica lunghissima rampa di accesso. Per trasportare blocchi a 147 metri d'altezza, la rampa sarebbe dovuta essere lunga almeno un chilometro e mezzo. Sarebbe stato come costruire due piramidi anziché una", ha detto l'egittologo Bob Brier della Long Island University di New York (Usa).

Ma anche questa ipotesi farebbe acqua da tutti i fronti poiché costruire una piramide con tali tecniche, a opinione di molti ricercatori, avrebbe richiesto lo stesso sforzo inerente ad un altra piramide in concomitanza con quella in via di generazione, perciò anche questa teoria andrebbe accantonata.

Esistono però delle “prove” che potrebbero dare maggior rilievo alla seconda teoria inerente al discorso da noi cominciato, ovvero che gli egizi, usassero una tecnica per “fondere” le rocce e plasmarle come oggi noi facciamo con il calcestruzzo per i palazzi.

Lo scienziato dei materiali Joseph Davidovits disse che i blocchi della piramide non furono di pietra scavata, ma piuttosto una forma di cemento di calcare, e che furono fatti come il moderno cemento. Secondo quest'ipotesi, morbido calcare con un alto contenuto di caolinite fu recuperato dall'uadi a sud della piana di Giza. Il calcare fu sciolto in pozze create dal Nilo fino a diventare liquido. La calce (trovata nelle ceneri dei fuochi di cottura) ed il natron (usato dagli Egizi anche per la mummificazione) venivano poi mischiati. Le pozze venivano quindi lasciate evaporare, fino ad ottenere una mistura umida simile all'argilla. Questo "cemento" umido sarebbe stato trasportato sul luogo di costruzione, dove sarebbe stato versato in stampi di legno, ottenendo in pochi giorni una reazione chimica simile a quella del vero cemento. Nuovi blocchi, affermò, potevano essere creati sul posto, sopra agli altri già posizionati. Furono effettuati test di fattibilità in un istituto geopolimero nella Francia settentrionale, e si scoprì che un gruppo di cinque/dieci persone, usando solo strumenti manuali, poteva creare una struttura con cinque blocchi (da 1,3 - 4,5 tonnellate) in un paio di settimane.

Affermò anche che la stele della carestia, assieme ad altri testi geroglifici, descrive il metodo usato per la creazione delle pietre. Il metodo proposto da Davidovits non è accettato dalla maggior parte degli accademici. Non spiega la presenza di pietre di granito, pesanti oltre 10 tonnellate, sopra la camera del Re, che sono obbligatoriamente estratte da una cava.

I geologi hanno attentamente studiato l'ipotesi di Davidovits, concludendo che il materiale era calcare naturale proveniente dalla cava della formazione di Mokattam.

Secondo Davidovits, comunque, il materiale usato proverrebbe dalla stessa cava indicata dai geologi. L'ipotesi di Davidovits ha recentemente guadagnato il sostegno di Michel Barsoum, un ricercatore scienziato dei materiali. Michel Barsoum ed i suoi colleghi della Drexel University hanno pubblicato le loro scoperte sostenendo l'ipotesi di Davidovits in Journal of the American Ceramic Society nel 2006. Utilizzando un microscopio elettronico a scansione, scoprirono minerali composti e bolle d'aria all'interno del campione preso dai blocchi di calcare della piramide, non presenti nel calcare naturale.

Dipayan Jana, un petrografo, fece una presentazione presso l'ICMA (International Cement Microscopy Association) nel 2007 fornendo un documento in cui discuteva il lavoro di Davidovits e Barsoum concludendo che "siamo lontani dall'accettare anche solo una remota ipotesi di costruzione "manuale" delle pietre della piramide".

Alcuni ricercatori propongono stime alternative della forza lavoro necessaria. Ad esempio, il matematico Kurt Mendelssohn ha calcolato che erano sufficienti al massimo 50 000 uomini, mentre Ludwig Borchardt e Louis Croon hanno posto il limite a 36 000. Secondo Miroslav Verner furono sufficienti meno di 30 000 uomini per la costruzione della grande piramide. Uno studio di progettazione svolto dalla Daniel, Mann, Johnson, & Mendenhall, in associazione con Mark Lehner ed altri egittologi, ha stimato che il progetto complessivo avrebbe richiesto 14 567 persone, ed un picco di 40 000. Senza l'uso di pulegge, ruote e accessori in ferro, utilizzarono il metodo percorso critico per dichiarare che la grande piramide fu completata in circa 10 anni. Nel loro studio si dice che il numero dei blocchi utilizzati nella costruzione fu tra i 2 e i 2,8 milioni (con una media di 2,4 milioni), ma concludendo con un totale di 2 milioni dopo aver sottratto il volume stimato degli spazi vuoti di camere e gallerie.

I calcoli fanno pensare che gli operai potrebbero aver mantenuto un ritmo di 180 blocchi l'ora (3 al minuto) con 10 ore di lavoro giornaliere per poter sistemare ogni singolo blocco. Trassero questi numeri dai modelli tridimensionali moderni che non facevano uso di macchine non disponibili agli Egizi, concludendo però che era ancora ignota la tecnica edilizia utilizzata per la Grande Piramide.

Si crede che l'intera piana di Giza sia stata costruita durante il regno di cinque faraoni, in meno di un secolo, e generalmente comprende: la grande piramide di Cheope, quelle di Chefren e Micerino, la grande Sfinge, la Sfinge e la valle dei templi, 35 posti per barche tagliati nella roccia e numerosi camminamenti, oltre alla pavimentazione di quasi tutta la piana con grandi pietre. Non è compresa la piramide settentrionale del figlio di Chefren, Djedefre (Abu Rawash), non costruita in questi 100 anni). Nei cento anni che precedettero Giza, a partire da Djoser che regnò dal 2687 al 2667 a.C., tra le dozzine di altri templi, piccole piramidi ed altri progetti, furono costruite altre tre compongono la grande piramide di Cheope grandi piramidi. Si tratta della piramide a gradoni di Saqqara (che si crede essere la prima piramide egizia), la piramide Romboidale e la piramide Rossa. In questo periodo (tra il 2686 ed il 2498 a.C.) fu costruita anche la diga di Wadi Al Garawi, per la quale furono usati 100 000 metri cubi di rocce e macerie.