corallo morto tzunamiCoralli morti trovati lungo le coste indonesiane farebbero supporre un nuovo avvento catastrofico generato da tsunami...In Indonesia vi sono stati più terremoti che in qualsiasi altra parte del mondo e che ha subito il più grande numero di disastri naturali tra cui molto tsunami

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In Indonesia vi sono stati più terremoti che in qualsiasi altra parte del mondo e che ha subito il più grande numero di disastri naturali che possano essere stati registrati dalla storia umana, forse sarà perché questo continente non è altro che un insieme di centinaia di isole create da sommovimenti tettonici di origine vulcanica alcune create da eventi vulcanici catastrofici come quello del Krakatoa accaduto il 27 Agosto del 1883 quando il vulcano esplose, cosa che venne avvertita in tutto il pianeta, e che polverizzò in pochi secondi l'isola su cui sorgeva originando un mega tsunami di oltre quaranta metri che si propagò per tutto lo stretto della Sonda con effetti altamente distruttivi su Sumatra e Giava.

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Ma oltre alle eruzioni vulcaniche di natura esplosiva l’Indonesia deve fare i conti pure con il pericolo, costante, dei grandi terremoti e dei mega tsunami, che possono originarsi anche a migliaia di chilometri di distanza (per esempio un sisma molto violento, di oltre i 7.8-8.0 Richter, a largo di Papua Nuova Guinea), infatti solo nel Dicembre 2004, poco si è verificato uno dei terremoti più distruttivi, magnitudo 9.0, registrati in questi ultimi decenni sul pianeta, che diede origine allo tsunami che nel giro di poche ore spazzò tragicamente tutte le coste asiatiche, passando dalla Thailandia alle Maldive arrivando perfino alle coste  somale e del Kenya, mietendo oltre 220 mila morti. La notevole attività sismica lungo i mari indonesiani è da imputare, principalmente, al cosiddetto processo di subduzione innescato dai movimenti della zolla indiana e australiana che premono a grande velocità sulla zolla birmana, dove la zolla indiana scivola sotto quella birmana ad una velocità di circa i 5-6 cm l’anno, davvero molto rilevante in termini geologici.

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A sua volta la placca birmana, di cui fa parte la fascia nord di Sumatra, le isole Nicobare e le isole Andamane, viene schiacciata verso sud dalla pressione esercitata dalla più grande zolla euro-asiatica e da est dalla placca della Sonda. Dal continuo scontro tra queste placche, che si incuneano l’una sotto l’altra, deriva l’intensa attività tettonica che da sempre ha caratterizzato la regione, con il ripetersi frequente di grandi eventi tellurici, favorendo al contempo la creazione della fossa della Sonda e dell’arco della Sonda, la cui orogenesi è tuttora in piena attività.In alcuni atolli, ubicati a ridosso della mega faglia, si stanno registrando strani fenomeni di “bradisismo” che stanno accelerando la morte di vaste distese di corallo. In alcune isole, ad ovest di Sumatra, la barriera corallina è riemersa sopra il pelo dell’acqua in più parti, provocando la rapida morte del corallo. Segnali premonitori davvero poco incoraggianti che rafforzano quanti sostenuto dal professore Kerry Sieh, il quale si è già messo a lavoro per individuare le aree maggiormente a rischio, dove potrebbe registrarsi l’epicentro del nuovo mega terremoto indonesiano. L’area sotto osservazione è quella ad ovest e sud-ovest di Sumatra (molto più a sud rispetto l’epicentro del grande sisma del Dicembre 2004), dove negli ultimi mesi si è verificato un insolito aumento dell’attività sismica, forse preludio per l’arrivo della grande scossa.

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