Significato della Runa URUZ

URUZ L'oracolo delle Rune

Nome: Uruz, Urus, Ur.

Suono: u,v

Senso simbolico: la forza originaria, la potenza originaria e il bue primordiale, l'energia fertilizzante originaria, la forza bruta.

Uruz è la runa fondatrice, che si ritrova come radice nelle lingue germaniche col prefisso Ur-. Esprime la forza originaria bruta, l'energia nella sua potenza non ancora plasmata . E' legata alla vacca Audhumbla, nata dalla sorgente dei ghiacci all'inizio dei tempi; leccando il ghiaccio per 3 giorni, ha permesso a Buri di liberarsi (l'antenato degli Dei). Questi ha un figlio, Burr, padre dei tre fratelli Odino, Vili e Vé. Audhumbla corrisponde alla Grande Madre come altre vacche in numerose tradizioni: in India, in Egitto con la vacca Ahet, madre del Sole, a Sumer dove il suo latte è assimilato alla Luna. La vacca è anche associata a un nuvola piena di pioggia, un po' come una madre che partorisce, e pronta a spandersi sulla terra e sulle colture affinché crescano. Uruz è, dunque, l'energia fecondante, rassicurante, confortante poiché reca la vita: è collegata anche alla Dea Eira, sotto il suo aspetto  curativo, tanto più che quest'ultima presiede alla scienza sacra delle erbe. Il suo Galdr – incantamento – permette di guarire la terra nei luoghi in cui è necessario, permettendo anche agli spiriti di un luogo di acquietarsi, quindi aiuta anche contro le depressioni, l'anemia, per trasmetterla a un essere vivente – piante e animali compresi, poiché anche loro sono esseri degni di rispetto, nonostante ciò che ha insegnato la religione cattolica – può essere proiettata su medicinali omeopatici o allopatici per potenziarne l'effetto curativo, sulle erbe, eccetera. Uruz permette di radicarsi a un lavoro magico, lo insedia e gli conferisce maggiore solidità e durevolezza, permette anche a un essere umano di forgiarsi delle radici quando queste sono messe in pericolo dalle circostanze.

Se con Fehu abbiamo fatto esperienza del lato luminoso della madre, della natura e della realtà, con Uruz dobbiamo cominciare a fare i conti con il lato oscuro, infatti essa rappresenta quegli aspetti della vita che ci fanno soffrire e che sfuggono al nostro controllo, con cui dobbiamo imparare a fare i conti fin da piccoli.
Abbiamo fame ma la mamma non ci da da mangiare, abbiamo freddo ma la mamma non ci copre, abbiamo paura di morire di fame e di freddo, e poi la mamma arriva, era fuori a fare legna, a cercare cibo, ma non ha comunque tempo per noi.
Uruz è anche l'archetipo della nostra anima, quello governato dagli istinti animali più difficili da controllare, l'istinto della sopravvivenza, che genera la paura di morire e nello stesso tempo la rabbia, che è la forza di reagire; Uruz è il lato oscuro e incontrollabile della nostra natura, è l'Es di Freud, l'inconscio inferiore di Jung, è il Grendel di Beowulf, il drago di Sigfrido, il minotauro di Teseo.

Da sempre il toro suscita ammirazione e paura per la sua possenza e la sua apparente calma pronta a trasformarsi in una calamità, e questa runa rappresenta proprio quest'animale, legato al culto della dea Madre, e riguarda non solo gli aspetti nutrienti e benefici della natura ma anche e soprattutto quelli imprevedibili e distruttivi.
Dal latino mater, madre, la materia è assimilata all'elemento terra ed è considerata da molte tradizioni il più sacro e divino degli elementi, poiché comprende la natura nei suoi tre regni minerale, vegetale e animale: la terra è al tempo stesso materna e nutriente, pratica e concreta, solida e potente, ma può essere scossa dalla furia devastatrice dei vulcani, dei cataclismi, degli uragani, dei terremoti, la terra può inaridirsi, fendersi, liquefarsi, può trasformarsi in deserto, in frana, in fiume di fango.

A Uruz vengono collegati Beowulf, Loki e Odino, dove il primo rappresenta un personaggio mitico che venne deificato per le sue gesta, molto simile a Ercole (o Eracle in greco), il secondo veniva definito il “terrorista Cosmico” per le sue malefatte e i suoi piani per sottrarre ai suoi fratelli l'attenzione di Odin.
Loki era un personaggio, figlio di Odino appunto, poi trasformato in malfattore per le sue azioni sempre poco corrette, dal quale non si salvava nessuno: rappresenta la mente fulminea guidata dai desideri non ancora purificati che cercano di raggiungere sempre scopi materiali.

Egli è il dio della furbizia, del doppio gioco, dell'imbroglio, del potere di aggirare le regole, di ottenere quanto si vuole con qualsiasi mezzo, tant'è vero che alcuni dei suoi epiteti erano il briccone, l'attaccabrighe, la vergogna degli dei, calunnia degli Asi.
Odino, come Dio supremo del Valhalla, rappresenta l'inconscio personale, che è la zona della mente non soggetta alle regole della razionalità e della ragione, quindi sfugge alle categorie mentali quali bene e male, un prima e dopo, ed è questo il “mondo di Dio”, colui che non ha confini né un inizio o una fine, questo è il regno del cervello arcaico che si manifesta attraverso i sogni, gli istinti, le pulsioni, i sintomi e ci troviamo spesso nella condizione di subirne gli influssi a nostra insaputa (ecco il detto “abbi fede, solo Dio conosce i suoi piani”).

In questa zona oscura della psiche confluiscono le esperienze, per lo più infantili, che in qualche modo la mente ha rifiutato e rifiuta in quanto percepite come dolorose o fonte di vergogna, ricordiamoci la cacciata dal Paradiso, e non accettazione da parte di sé stessi e degli altri:tali contenuti qualora non risolti cioè portati alla luce ed elaborati dalla coscienza, possono generare una profonda sofferenza e una incapacità a relazionarsi correttamente con la realtà, chiamata nevrosi.
Ancora una volta Uruz ci invita a prendere contatto con quelle energie psichiche imprigionate nell'inconscio e ci aiuta a esprimerle nel mondo.