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GARUDA

Nella mitologia indù, dio uccello, figlio del grande saggio Kasyapa e di sua moglie Vinata. Garuda ("il divoratore") nacque da una delle due uova deposte da Vinata, covata per un migliaio di anni (suo fratello, Aruna, l'alba risplendente, nacque quando l'impaziente Vinata ruppe l'altro uovo dopo soli cinquecento anni).

Garuda compare in molti miti indù, soprattutto in due ruoli: quello di divoratore di serpenti e quello di cavalcatura del dio supremo e protettore del mondo, Vishnu. In termini simbolici, Garuda rappresenta l'ascesa dal piano materiale alla più elevata consapevolezza spirituale. I serpenti che cerca di distruggere (che sono, nel racconto mitico, i suoi stessi cugini) simboleggiano la consapevolezza spirituale in un contesto terreno. Nella credenza popolare, Garuda protegge dai serpenti e divora ogni cosa malvagia.

INDRA

Nell'antica religione dell'epoca vedica, dio dell'atmosfera e della pioggia, signore del cattivo tempo e guerriero celeste. Tra gli dei vedici il più celebrato (oltre 250 inni dei Veda sono a lui dedicati), Indra rappresenta l'avversario più temibile di diverse forze demoniache che impediscono alla pioggia e alla rugiada di fare fruttificare la terra. La sua sposa è Indrani.

Dopo aver ucciso il padre Dyaus, diventa il dio supremo dell'universo. Divinità tutelare degli Arii, è il dio della forza ed il protettore dei guerrieri e dominatori. E' anche chiamato Vritrahan, in sanscrito "L'uccisore di Vritra". Vritra era un demone malvagio in forma di immenso serpente, che impediva alle acque dei fiumi, dei torrenti e anche a quelle dei cieli di scorrere liberamente.

Indra lo uccise e liberò i corsi d'acqua, che riportarono la vita sulla terra. Indra rappresenta l'ordine cosmico che sconfigge il disordine universale configurato da Vritra.

Questo mito riflette altresì l'evento delle piogge monsonich e che pone fine ai periodi di siccità. Nel combattimento è accompagnato dai Marut, divinità della tempesta, anch'essi armati di folgore e lance, che annunciano l'arrivo dei monsoni e cantano senza posa le lodi di Indra. Tremendo fu anche la lotta con l'astuto demone Namuci, che riuscì a ridurre Indra all'impotenza mescolando alcool al soma. Il Dio dovette, allora, chiedere aiuto agli Asvhin, gli dei gemelli, e a Sarasvati che lo liberarono dall'ubriachezza, così da rendergli possibile la vittoria sul demone. Indra, nell'antica fase vedica dell'Induismo, occupava il primo posto, accanto a Mitra e Varuna, nel pantheon degli dei; in seguito la sua importanza era destinata a diminuire rispetto agli dei emergenti Vishnu e Shiva. Diventò un semplice suddito di Vishnu e, conosciuti la paura e il desiderio, rischiò addirittura di perdere l'immortalità. Raffigurato come penitente per aver ucciso il brahmano Vritra, è caratterizzato da una certa ottusità (è lento a comprendere la dottrina di Brahma), e viene spesso battuto da dei ed eroi più recenti e popolari, e anche da certi brahmani in quanto a valore e rigoroso ascetismo. I suoi difetti principali, secondo i Purana, erano l'indulgenza verso i propri appetiti sensuali e l'abuso di una bevanda divina allucinogena, i l soma. Alcune leggende antiche narrano che Indra governava Svarga una zona del paradiso indiano; da qui talvolta inviava alcune apsara, ninfe paradisiache, a danzare seducentemente dinanzi a chi riteneva troppo ascetico.

Nell'arte indù Indra è raffigurato nei colori oro o rossiccio, scortato da numerosi servitori divini e, talvolta, dal suo cane, Sarma. Spesso monta il suo elefante celeste Airavata o un cavallo bianco; raffigurato frequentemente con quattro braccia, con una mano regge una saetta (la sua arma), con un'altra maneggia una lancia; con la terza regge una faretra; con la quarta reca una rete di illusioni e un uncino, per ingannare e sorprendere i nemici. L'arco di Indra è l'arcobaleno.

KAMA

Kama, nella mitologia è il Dio dell'Amore. Durante l'era vedica, impersona il desiderio cosmico, o l'impulso creativo, e per questo viene considerato il primo a sorgere dal caos primordiale, Kama è colui che rende possibili tutte le altre creazioni successive. Negli ultimi periodi viene rappresentato come un giovinetto circondato da ninfe del celestiali che colpisce con frecce che suscitano l'amore. Il suo arco è fatto di canna da zucchero, e la corda dell'arco da una fila di api. Una volta fu mandato dalle altre divinità a stimolare la passione di Shiva per Rati, interrompendo così la sua meditazione in cima alle montagne. Shiva si arrabbiò bruciandolo col terzo occhio e riducendolo in cenere. Così divenne Ananga (senza corpo), ma altre leggende narrano che Shiva dopo essersi intrattenuto con la moglie, lo riportò in vita.

Il termine kama viene riferito anche riferito ad uno degli scopi della vita umana (purushartha).

KRISHNA


krishna-divinità-induista


Nella mitologia dell'induismo uno degli avatara, o incarnazione, del dio Vishnu, ma per molti devoti semplicemente il Dio supremo e salvatore universale. Storicamente, numerosi e differenti "culti di Krishna" si diffusero nei secoli, plasmando una divinità dai numerosi aspetti, come Krishna ladro del burro, fanciullo malizioso ma adorabile (legato alla città di Vrindaban, a sud di Delhi) e il Krishna dalla pelle blu, divinità pastorale che suona il flauto.

Significato letterale del nome Krishna: La radice "Krs" esprime l'Esistenza Tutto-attraente, e la parola "na" esprime l'estasi Suprema. La combinazione delle due dà il Nome Krishna, indicante il Parama brhama (la Suprema verità Assoluta, il Dio Supremo)", un'altro nome di Krishna è Syamasundara.

I suoi due aspetti più importanti per la storia dell'induismo, però, sono quelli di protagonista della guerra descritta nel Mahabharata e di dio mandriano, amato dalle pastorelle. Il guerriero Krishna dell'epica del Mahabharata svolge, come auriga dell'eroe Arjuna, il ruolo chiave nel più noto episodio del poema, il "Canto del Signore", o Bhagavad-Gita. Qui egli insegna varie vie di liberazione, ma, soprattutto, si rivela come Dio onnipotente. Dio (Krishna) è quindi l'unico vero attore dell'universo e l'unico possibile oggetto di devozione, che ricambia a sua volta l'amore dei devoti.

La Bhagavad-Gita è probabilmente il più popolare fra i testi indù, ma è particolarmente significativo per i devoti di Vishnu, che indentificano il Krishna della Gita con il loro grande dio. Mentre la devozione (bhakti) raccomandata dalla Gita è di tipo relativamente ascetico, quella legata al Krishna mandriano è intensamente emozionale ed erotica. Questa relazione d'amore tra la divinità e i suoi devoti si esprime nei racconti popolari degli incontri di Krishna con pastorelle (gopi) come Radha. Queste storie diedero origine a una copiosa letteratura, e in particolare ai Bhagavata-purana del IX secolo e al Gitagovinda, "Canto del mandriano" di Jayadeva (XII secolo), diventando anche un argomento prediletto per la rappresentazione artistica e la produzione teatrale.

Due personaggi importanti per quanto concerne gli sviluppi successivi della devozione a Krishna sono il bengalese Chaitanya e Vallabhacaraya, nato nell'India meridionale, entrambi attivi nel XVI secolo. L'attuale movimento degli Hare Krishna, portato in Occidente nel 1965 da A.C. Swami Bhaktivedanta, deriva direttamente dalla scuola di devozione fondata da Chaitanya.

MITRA

Uno degli Adithya della cosmologia induista. Era il guardiano dell'ordine cosmico, insieme al fratello Varuna. Era anche il dio dell'amicizia e degli affari e governava le ore diurne. Intermediario fra gli uomini e gli dei.

In epoca prevedica probabilmente Mitra era un dio molto importante ma con l'avvento degli Indo Ariani passò in secondo piano. Nel RigVeda è sempre presentato insieme al fratello Varuna, che viene detto suo gemello e come lui un Adithya. Il dio ebbe maggiore importanza in Persia, dove era conosciuto come Mithra e da lì si diffuse fino all'antica Roma, dove veniva chiamato Mithras .