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Il Giappone dice basta al nucleare entro il 2040, è stato infatti firmato un documento dal ministro delle politiche energetiche che ripporta un totale cambiamento di rotta del Paese del Sol Levante.

Il Governo Giapponese, ha presentato il suo piano energetico nazionale per uscire dall'uso di materiale radioattivo: il Governo giapponese si è sentito costretto già dal dopo guerra a intraprendere la sprovveduta strada dell'energia atomica, per via dei contratti fatti con aziende americane che li obbligavano a comperare materiale e tecnologia nucleare con la scusa di sviluppare un sistema energetico in grado di approvigionare la popolazione nipponica senza troppo dipendere dal petrolio, con gli evidenti risultati odierni di cui Fukushima è solo la punta dell'iceberg.

La decisione è stata presa non tanto per via dell'incidente occorso a Fukushima ma in quanto i politici si sono resi conto che se vogliono essere rieletti, dovranno finalmente badare alla salute dei loro compatrioti e non solo agli interessi economici americani; in Francia il Presidente Hollande ha confermato la promessa fatta prima di venire eletto, dove diceva che l'impianto di Fessnheim sarebbe stato spento entro il 2016, impegno preso per ottenere l'appoggio dei Verdi  anche se ora si ritrova a dover accellerare le sue azioni per via dell'incidente avvenuto nell centrale a Fassnheim appunto, senza ripensamenti perché indietro non si torna.

Nonostante i costi e gli inevitabili disagi ai cittadini, ma anche alle stesse società che vivono di sovvenzioni statali per il nucleare, il Giappone ha confermato la decisione di uscire completamente dall'energia atomica nel giro di 30 anni, che ha ribadito lo stop alla costruzione di altre centrali nucleari. Il ministro Yoshohiko Noda, ha firmato il documento in questione, che contiene tre punti chiave ovvero stop alla costruzione di centrali nucleare, stop dell'attività dei reattori esistenti dopo 40 anni, riavvio degli impianti esistenti solo dopo test di sicurezza condotti da autorità ad hoc.

Il Giappone rientra ora tra i tre paesi oltre la Germania e la Svizzera, che hanno scelto la strada della denuclearizzazione, invece del suo sviluppo, dando nuovo stimolo alle politiche delle energie rinnovabili e dell'efficienza energetica, anche se a sostenere l'immensa mole di bisogno energetico delle fabbriche giapponesi sarà, almeno all'inizio, anche il gas insieme al carbone e importazioni massicce di energia dall'estero, visto che attualmente l'energia atomica nutre circa un terzo del fabbisogno di tutto il Paese del sol levante.

La mossa di Noda arriva anche sulla scia di una mobilitazione popolare crescente a sostegno dell'uscita dal nucleare. Questa estate nel paese si sono succedute numerse grandi manifestazioni anti-nucleari, in particolare a Tokyo il 29 luglio sono scese in piazza decine di migliaia di persone (un record per gli standard giapponesi) per protestare contro il riavvio di una centrale nucleare nella  prefettura di Fukui.

Ricordate: quando un politico afferma che è necessario usare l'energia atomica dovete pretendere che lui e i suoi figli vadano ad abitare stabilmente in quella zona a non più di 10 chilometri, e così dovete chiedere anche a tutti quelli che vogliono una centrale atomica costruita "per il bene e la necessità della società".