Cerchi nel grano le figure

 

Interpretazione delle figure dei Crop Circle

I primi studi effettuati sul fenomeno dei Crop-circle hanno  indotto a tentare di  trovare una via interpretativa per quegli strani disegni che qualcuno faceva nei campi di  grano, soprattutto inglesi (ma il fenomeno ha interessato tutto il mondo, tra cui Germania, Francia, Italia, Spagna).  Si è tentato di analizzare il fenomeno alla luce di quel poco di scientifico che si poteva ricavare; così quando a Chilbolton, nell’agosto del 2001, un  particolare glifo, apparso davanti all’antenna dell’osservatorio radioastronomico locale,  mostrò una pseudo-risposta al messaggio che il SETI (Search Extraterrestrial Intelligence)  aveva mandato nello spazio nel 1974 utilizzando la grande antenna di Arecibo,  si  cominciò a pensare che si sarebbe dovuto osservare questo strano fenomeno con  occhi diversi.

Se torniamo un attimo indietro nella storia del fenomeno dei Crop circle, ci rendiamo  subito conto che, in effetti, anche gli altri Crop circle rappresentano delle figure che fanno  parte della nostra cultura. Al di là dei segni più semplici si possono notare disegni di  piramidi e lo scarabeo egizio, ma anche la Menorah ebraica accanto alla Qabbalah,  nonché la matematica di Julia e Mandelbrot in innumerevoli varianti.  In parole povere ci venivano rispediti, tali e quali com’erano, tutti quei disegni che  facevano parte della nostra cultura. Ad Arecibo Reply, invece, c’era una novità: per la  prima volta in assoluto la risposta che tornava al mittente portava con sé delle variazioni  dell’originale. Per la prima volta nella storia dei Crop circle, il monologo stava diventando  dialogo.

Non va dimenticato, nemmeno per un attimo, che il fenomeno dei Crop circle è noto già  dalla metà del 1500 d.C. ed è in continua evoluzione: parte con cerchi piccoli ed  insignificanti ma poi introduce simboli sempre più complessi. La procedura di  riconoscimento della comunicazione è simile a quella delineata nella scena finale del film  “Incontri ravvicinati del terzo tipo”, dove, per mezzo di una tastiera musicale, gli alieni ed i  terrestri si scambiano dapprima suoni ripetitivi (gli alieni riemettono gli stessi suoni che noi  inviamo loro), poi il linguaggio diventa sempre più complicato ed, alla fine, gli alieni  cominciano a fare variazioni sul tema proposto dal messaggio terrestre. Nella finzione  scenica del film è descritta una vera procedura comunicativa, dettata dai nostri modelli  mentali.

Noi, in altre parole, se dovessimo comunicare con qualcuno che non capisce, inizieremmo  verificando continuamente se il semplice messaggio che abbiamo emesso è stato recepito  correttamente e non andremmo avanti con altri messaggi, ma lo ripeteremmo fino a  quando il potenziale interlocutore non mostrasse di averlo capito. Allora, e solo allora,  complicheremmo il linguaggio. Se il ricevente non capisse, per aiutarlo introdurremmo  piccole varianti al solito messaggio, fino al momento dell’avvenuta comprensione.  Gli alieni, con i Crop-circle, non hanno fatto altro che ripetere questa procedura ed, in una  prima fase storica, hanno disegnato le più semplici forme geometriche. Quando noi ci  siamo accorti che il fenomeno esisteva, allora e solo allora il fenomeno si è complicato con  strutture sempre più complesse ed è passato a forme geometriche proprie della nostre  tradizioni, della matematica e dell’astronomia, e poi anche della chimica, percorrendo la  nostra cultura tramite un linguaggio fatto di immagini. Alla fine ecco apparire variazioni sul  tema, le quali dapprima contengono alterazioni delle informazioni di partenza ed in seguito  nuove informazioni.

Il punto fondamentale è che gli esseri umani sono mammiferi e pertanto ragionano bene  ad immagini: il cervello di un mammifero, infatti, pensa per immagini e solo  successivamente associa alle immagini dei fonemi, facendo nascere il vero e proprio  linguaggio parlato. Il suono associato alla lettera “o” nasce dal fatto che la bocca, quando  pronuncia la lettera “o”, si posiziona in modo da apparire come un cerchio perfetto: dunque  dall’immagine, dal disegno del cerchio, nasce la lettera “o” del nostro alfabeto, e così via.  Ma c’è di più: se da una parte è vero che i mammiferi ragionano per immagini e che  queste, in un secondo tempo, producono la nascita dei fonemi, c’è anche da dire che,  dietro l’immagine creata dal nostro cervello, esiste qualcosa che produce l’immagine  stessa, la quale, quindi, non rappresenta il punto di partenza della costruzione del  linguaggio: questo qualcosa è il Simbolo.

Apparentemente il simbolismo può sembrare non comprensibile da parte di tutti, mentre il  disegno appare sicuramente più accessibile. Se le cose stessero davvero così, non si  capirebbe come mai, invece, i fonemi risultino comprensibili solo ai pochi individui che  conoscono una certa lingua, mentre sono inaccessibili a tutti gli altri. In realtà, proprio  perché il simbolo crea l’immagine e l’immagine crea il fonema, in questo lungo processo di  trasformazione linguistica ognuno introduce la propria cultura. Così un determinato  simbolo, unico per tutti, a seconda della cultura che lo interpreta, viene modificato una  prima volta nel tentativo i trasformarlo in immagine ed una seconda volta nel tentativo di  trasformare l’immagine in suono. Si parte da un unico simbolo e ci si trova, alla fine,  nell’impossibilità di comunicare. Dunque la cosa più comprensibile per tutti sarebbe il  simbolo, ma questa ipotesi, a prima vista, non sembra essere confermata dalle nostre  esperienze quotidiane di comunicazione, invece è proprio così.

Dunque i crop circle maker dovrebbero utilizzare un linguaggio simbolico, per essere sicuri  che la comunicazione sia quella giusta, quindi dietro il Crop circle di Chilbolton ci sono  informazioni simboliche decisamente più importanti di quelle tecniche di cui abbiamo già  ampiamente discusso. Nasce, da queste osservazioni, l’idea che, dietro il DNA ed il suo  disegno, esista un messaggio più profondo che gli alieni vogliono comunicarci. Per essere  sicuri di tutto ciò, tuttavia, è necessario fare un salto indietro nel tempo e nello spazio e  verificare che il simbolismo del DNA possieda, dentro di sé, le caratteristiche di un vero e  proprio simbolo, e non di un semplice disegno.  Bisogna subito sottolineare come l’immagine del DNA, tanto come semplice disegno  quanto come ricettacolo di contenuti più complessi, sia, per noi, il modo più moderno di  simboleggiare l’albero della vita, cioè quella rappresentazione grafica dietro la quale si  nascondono innumerevoli simboli alchemici, esoterici e storici molto antichi.  Dal simbolo di Ermete (i due serpenti che si arrampicano su sé stessi intrecciandosi a elica), all'albero descritto dalla Kabbalah, questi simboli sono giunti fino a noi celati nelle “segrete” degli iniziati, i quali dovevano tramandare delle conoscenze segrete da non rivelare ai non iniziati, purtroppo, col passare dei secoli, tali conoscenze sono diventate di dominio quasi pubblico, e il loro significato è stato spesso storpiato da ignoranti.
Per capire quindi i cerchi del grano bisogna fare affidamento a quelle conoscenze circolanti nei “circoli” esoterici, così da giungere al significato recondito, e nascosto per molti, che ci vuole avvisare che non siamo soli nell'universo, e che dobbiamo stare attenti a non distruggere questo pianeta poiché esso ci sostiene e senza di lui non potremmo sopravvivere.

Ma perché gli alieni hanno usato questi simboli particolari (cerchi nel grano) per comunicare con l'umanità?
Perché fanno parte dell'inconscio che appartiene a tutti, forse anche all'universo stesso, nonostante le diversità culturali o genetiche.